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mercoledì 18 giugno 2014

Rimini: nel corso dei lavori, trova una granata di 30 cm


Nuovo ordigno bellico ritrovato nelle campagne di Rimini. La scoperta effettuata alle 17 di martedì da un imprenditore edile, nel corso dei lavori effettuati in via Casalecchio. L'ordigno, una granata di 30 cm, era in pessimo stato di conservazione. La zona è stata messa in sicurezza dai Carabinieri, che hanno poi allertato la Prefettura per le operazioni di brillamento. Fonte: http://www.altarimini.it/News68079-rimini-nel-corso-dei-lavori-trova-una-granata-di-30-cm.php

La Marina militare scansiona i fondali del porto: forse individuati nuovi ordigni bellici


La Marina militare scansiona i fondali del porto: forse individuati nuovi ordigni bellici

di Gianluca Greco
BRINDISI – Potrebbero annidarsi anche degli ordigni bellici fra i 18 corpi estranei rilevati in questi giorni sui fondali di Brindisi, da una squadra della Marina Militare impegnata nel  Pon “Sicurezza per lo sviluppo”: progetto finalizzato a migliorare la sicurezza delle acque portuali delle regioni meridionali strette nella morsa delle organizzazioni criminali (Puglia, Campania, Calabria e Sicilia). Tale obiettivo viene raggiunto attraverso un’attività di controllo, monitoraggio e mappatura dei fondali portuali e costieri, l’identificazione e rimozione degli oggetti non riconducibili all’ambiente marino e la realizzazione di un database dei fondali. I costi di questo intervento sono coperti per il 50% con risorse provenienti dal Fondo europeo di sviluppo regionale e per il restante 50 % con fondi nazionali assegnati al ministero degli Interni. La squadra specializzata della Marina militare è arrivata a Brindisi martedì, dopo aver mappato e bonificato i porti di Bari e Taranto. Una dimostrazione del lavoro svolto dai militari è stata fornita stamani nello specchio d’acqua del Seno di Ponente antistante al castello Svevo, a margine di una conferenza in cui sono stati illustrati i dettagli del piano, dall’ammiraglio di squadra Ermenegildo Ugazzi, comandante della Marina Sud, dal capitano di vascello Francesco Giangregorio, capo ufficio Servizi di presidio, e dal tenente di vascello Mirko Leonzio, capo del Nucleo Sdai (Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi). Ma prima di entrare nel dettaglio delle attività che fino a venerdì verranno espletate a Brindisi, è opportuno descrivere le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti di cui si serve in nucleo Sdai. 
La Marina militare scansiona i fondali del porto: forse individuati nuovi ordigni bellici
Come qualcuno avrà potuto notare passeggiando fra martedì e mercoledì sul lungomare Regina Margherita, le acque del porto interno sono state solcate in questi giorni da un gommone a cinghia rigida, l’Uss 10, in grado di muoversi autonomamente su percorsi prepianificati o in telecomando. Il mezzo, equipaggiato con doppio Side Scan sonar (a scafo più rimorchiato), ecoscandaglio e telecamera, consente l’identificazione degli aggetti sui fondali marini senza che si debba immergere un operatore, il cui impiego è soggetto a costi maggiori, rischi e tempi più lunghi e viene riservato per particolari tipologie di operazioni. Il sistema è dotato di appositi bracci manipolatori con i quali poter rimuovere piccoli oggetti ed effettuare operazioni subacquee altrimenti eseguibili solo con un operatore umano.
Vi sono poi altri due sistemi utilizzati per la scansione dei fondali: Il Remus 100 (costato al ministero circa 400mila euro), una sorta di siluro operativo fino a 100 metri di profondità, in grado di condurre operazioni subacquee autonome su percorso pre-programmato adattativo, rilevando con i propri sensori immagini acustiche dettagliate del fondale e la presenza eventuale di agenti inquinanti; il Pluto plus con radioboa (costato al ministero circa 800mila euro), sistema semi-autonomo costituito da un veicolo subacqueo dotato di sona e telecamera, il quale è controllato in remoto da una stazione di controllo cui è connesso con un link radio attraverso una boa rimorchiata, consentendo anche in questo caso l’identificazione di oggetti marini senza il ricorso a un operatore umano.
Tali sistemi sono controllati a distanza attraverso un sistema containerizzato di comando e controllo: una stazione dalla quale vengono supportate le operazioni in mare. Tutti questi apparati servono dunque ad individuare oggetti estranei ai fondali o non segnalati nei database. Potrebbe quindi trattarsi di ordigni bellici, ostacoli pericolosi per la navigazione, carcasse di automobili, relitti e altri tipi di oggetti. E’ la Capitaneria di porto dell’area in cui si opera a indicare le zone in La Marina militare scansiona i fondali del porto: forse individuati nuovi ordigni bellici
cui concentrare i controlli.
A Brindisi,  le attività sono state espletate: nel porto interno, fra la banchina centrale e la dogana; nel porto medio, fra il castello Alfonsino e l’isola di Sant’Andrea; nel porto esterno, fra le località Punta Lunga e Punta Sant’Andrea. Come detto, al momento sono stati rilevati 18 oggetti estranei all'ambiente marino. Alcuni di questi, in particolar modo quelli individuati a ridosso della diga di Punta Riso, potrebbero essere dei residuati bellici. Se così dovesse essere, il nucleo Sdai, di concerto con la Capitaneria di porto, può immediatamente intervenire per bonificare la zona. Ma per definire una mappatura completa dei fondali occorreranno dei giorni. I dati verranno poi trasmessi al ministero degli Interni, che a sua volta li girerà agli enti locali.
Le autorità civili e militari presenti alla conferenza stampa hanno mostrato grande interesse nei confronti di questo progetto. Il presidente dell’Autorità portuale, Hercules Haralambides, ha in particolar modo lanciato la proposta di una partnership fra la Marina Militare e l’Authority per l’utilizzo di tali sistemi anche a ridosso delle banchine destinate a traghetti e navi. Ma si tratta, almeno per il momento, solo di un’idea abbozzata durante la presentazione del programma Fonte: http://www.brindisireport.it/cronaca/la-marina-militare-scansiona-i-fondali-del-porto-forse-individuati-nuovi-ordigni-bellici-gallery.html

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martedì 17 giugno 2014

Trova frammenti di una bomba al fosforo in spiaggia: bagnino ferito


Trova frammenti di una bomba al fosforo in spiaggia: bagnino ferito
Un dipendente di uno stabilimento balneare ferito dai frammenti di una bomba al fosforo. E' successo a Milano Marittima, nel tratto di spiaggia vicino al porto canale. Il bagnino aveva notato i resti dell'ordigno riaffiorato lo scorso aprile durante i lavori di ripascimento vicino ad una famiglia, provvedendo a spostarli in un'area più sicura. E' in quella circostanza il materiale è esploso, ustionando ad una mano l'uomo. Trova frammenti di una bomba al fosforo in spiaggia: bagnino feritoTrasportato all'ospedale "Maurizio Bufalini" di Cesena, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. La notizia è stata riportata dal "Corriere Romagna" edizione Ravenna. La bomba era stata neutralizzata dagli artificieri, ma qualche frammento pare sia rimasto occultato sotto la sabbia. Nel caso venissero trovati frammenti di colore arancione o che emettano fumo è necessario rivolgersi alle forze dell'ordine. Fonte: http://www.ravennatoday.it/cronaca/bagnino-ferito-bomba-fosforo-milano-marittima.html





Residuato bellico trovato nei boschi di Montepiano


lunedì 16 giugno 2014

ARICCIA - Ordigno bellico da 200 chili ritrovato nella zona di Vallericcia. Sabato la rimozione.


Ritrovata una bomba nella zona di Vallericcia, ad Ariccia. L'ordigno bellico da 500 libbre risalente alla Seconda Guerra Mondiale è stato rinvenuto durante i lavori di scavo e sistemazione idraulica per la realizzazione dell'invaso di Vallericcia, importante opera che servirà per ricostituire l'area umida della zona e la ricostituzione della falda acquifera. Le operazioni di sminamento eseguite dal VI Reggimento Pionieri sono state fissate per sabato 21 giugno dalle 7 fino alle 13. Il Centro Operativo Mobile verrà posto nella succursale di Vallericcia del Liceo Joyce e verrà predisposto presso l'area dell'ex kartodromo un presidio di accoglienza e soccorso organizzato congiuntamente dalla Polizia Municipale, dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa e dalla Polizia stradale per tutte le esigenze della popolazione evacuata a partire dalle 7 del mattino. Il raggio di evacuazione è fissato in 500 metri dall'ordigno e coinvolgerà meno di 200 persone residenti. Fonte: http://www.studio93.it/news/ariccia-ordigno-bellico-da-200-chili-ritrovato-nella-zona-di-vallericcia-sabato-la-rimozione

Ordigno bellico trovato in un campo a Tassignano


Un ordigno bellico, risalente alla seconda guerra mondiale, è stato rinvenuto in un appezzamento di terreno a Tassignano. Si tratta di una bomba con 100 chili di esplosivo, fortunatamente priva di spolette per l'innesco. La scoperta è stata fatta da alcuni abitanti della zona, mentre erano impegnati in lavori sul terreno. Sul posto si sono precipitati i carabinieri di Capannori, che si sono occupati della messa in sicurezza dell'ordigno. Sarà fatto brillare lunedì prossimo, probabilmente in una ex cava nel comune di Borgo a Mozzano. Per questo è stato richiesto l'intervento degli artificieri di Piacenza, che faranno esplodere l'innesco. E’ quanto è stato deciso stamani mattina nel corso della riunione del comitato provinciale per l'ordine pubblico e la sicurezza. L'ordigno sarà trasportato dagli artificieri da Capannori al luogo scelto per farlo brillare, nel corso della mattinata di lunedì. Una sorpresa per chi si è trovato di fronte a quell'ordigno inesploso, di circa 100 chili, che è stato riportato alla luce in un terreno di Tassignano. Per fortuna nessuno ha corso rischi, perché la bomba, stando agli accertamenti dei carabinieri, è sprovvista delle spolette. Fonte: http://www.luccaindiretta.it/2011-08-07-02-51-49/item/28398-ordigno-bellico-trovato-in-un-campo-a-tassignano.html

domenica 15 giugno 2014

Trieste sotto le bombe il 10 giugno 1944


di Pietro Spirito. 
Com’ è stato recentemente ricordato in città con una serie di iniziative, il 10 giugno 1944, settant’anni fa, i bombardieri alleati del 47th e 55th Bomb Wing, e del 449th e 450th Bomb Group, scortati dai caccia, da una quota intorno ai cinquemila metri sganciarono 400 bombe dirompenti e incendiarie su Trieste provocando 463 vittime, 800 feriti ricoverati e 1.500 medicati, 101 case private e due edifici pubblici distrutti e oltre 4.000 sinistrati. Le bombe ridussero in macerie la Chiesa della Madonna delle Grazie in via Rossetti, e danneggiarono seriamente la raffineria Aquila, lo Scalo Legnami, la zona di San Sabba, il Magazzino Sali Deposito Monopoli di Stato e lo stabilimento Omsa, per non parlare del cantiere San Marco, dell’Arsenale Triestino e di molti altri impianti industriali. La prima ondata si abbattà sulla città alle 9.20 di una splendida giornata di sole, la seconda alle 9.30. Quello del 10 giugno ’44 fu il bombardamento più devastante che colpì Trieste, ma non il primo. Come ricorda Maurizio Radacich nel libro “Sotto le bombe” (Ed. Club Alpinistico Triestino, pagg. 271, s.i.p., info www.cat.ts.it), presentato nei giorni scorsi in occasione della ricorrenza, la prima incursione aerea su Trieste avvenne la notte fra il 13 e il 14 giugno 1940, e provocò una vittima, la signora Maria Comel, che morì nella sua abitazione di Rozzol a causa non delle bombe, ma di un proiettile vagante della contraerea. L’allarme scattò poco dopo la mezzanotte. Era stato segnalato un aereo nemico, uno solo, in sorvolo sulla città. Tutte le difese antiaeree iniziarono a sparare verso il cielo notturno, ma l’aereo, sempre che ci fosse davvero, non fu colpito. In compenso i proiettili vaganti della contraerea fecero parecchi danni in città: furono centrate per sbaglio almeno tre abitazioni private, oltre a quella della signora Comel anche la casa di Gioacchino Battistutta in via Settefontane 64 e l’appartamento di Romano Amodeo in via Roma 33. Come ricorda ancora Radacich nel suo libro ricco di illustrazioni (e che grazie al sostegno della IV Circoscrizione verrà donato alle biblioteche delle scuole medie e superiori di Trieste), da quella notte in poi seguirono, almeno per Trieste, tre anni di relativa calma. I bombardamenti - specie nella zona di Aquilinia e San Dorligo - ripresero cruenti nel gennaio del ’44, fino a quel 10 giugno che segnò l’inizio del periodo peggiore, con una recrudescenza di attacchi che si intensificò man mano che la guerra correva verso il suo epilogo. Ma è la data del 10 giugno ’44 quella che si è impressa con più forza nella memoria collettiva, diventando il simbolo di una sofferenza che ormai, nella città occupata dai nazisti, non aveva più argini. Radacich è il curatore delle mostre allestite alla Kleine Berlin di Trieste, il ricovero antiaereo di via Fabio Severo diventato museo e gestito dal Club Alpinistico Triestino, e da anni scava in archivi pubblici e privati nell’intento di ricostruire nel dettaglio quel tragico capitolo di storia patria, in un più ampio progetto di storiografia sociale puntato alla vita della popolazione civile durante la guerra. In questo suo ultimo libro riporta la triste contabilità delle incursioni nella Venezia Giulia durante il conflitto, con Trieste capofila che registra 651 vittime, seguita da Monfalcone (87), Opicina (49), Muggia (28), Grado e Dolina (18). L’incursione del 10 giugno provocò in totale 463 vittime, quindici delle quali morirono perché, ricorda Radacich, in ossequio a un’abitudine invalsa nei triestini (sostare nei pressi dell’accesso al rifugio permetteva di andarsene prima degli altri non appena cessato l’allarme), erano all’entrata e non dentro l’ingresso della galleria dei Campi Elisi, centrata da una bomba. Fonte: http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2014/06/14/news/cosi-il-10-giugno-44-trieste-si-sveglio-sotto-le-bombe-1.9423562
http://ilpiccolo.gelocal.it/