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sabato 31 agosto 2013

Contadino trova ordigno della seconda guerra mondiale sul proprio terreno


di Alessandro Marchi
FRANCAVILLA - Rinvenuto nei giorni scorsi un ordigno bellico inesploso, probabilmente risalente alla seconda guerra mondiale, in contrada Valone a Francavilla al Mare. Sono intervenuti i carabinieri che hanno delimitato l'area in attesa dell'intervento degli artificieri. L'ordigno è stato ritrovato alcuni giorni fa dal proprietario del terreno che mentre fresava il campo ha sfiorato senza accorgersene il congegno che ha una lunghezza di 50 centimetri. Restano intanto le transenne sistemate ormai da giorni dalle forze dell'ordine ad indicare il potenziale pericolo, a salvaguardia dei frequentatori dell'area. Nonostante i precisi e chiari divieti e le disposizioni di sicurezza all’interno della zona “proibita” numerosi curiosi si sono avvicinati per osservare il reperto rinvenuto da quindici giorni, ma degli articieri finora neanche l'ombra.
Fonte:
http://www.seguilanotizia.it/cronaca/2211-contadino-trova-ordigno-della-seconda-guerra-mondiale-sul-proprio-terreno.html

Bari. Trovato in mare siluro della Seconda Guerra Mondiale


I sommozzatori della Guardia di Finanza di Bari, durante una normale attività di ispezione subacquea della costa, hanno trovato, nelle acque antistanti Bisceglie ad una profondità di 15 metri, un ordigno bellico tipo siluro, verosimilmente risalente alla seconda guerra mondiale. L’arma è stata immediatamente sottoposta a sequestro. Nelle adiacenze del siluro, sul fondo del mare, i finanzieri hanno rinvenuto numerosi panetti di materiale esplosivo del tipo Tritolo (Tnt), già estratti dall’ordigno da parte di persone non identificate, che li avrebbero successivamente recuperati e presumibilmente utilizzati per attività illecite. L’intervento dei sommozzatori delle Fiamme Gialle ha – tra l’altro – consentito la messa in sicurezza della zona circostante; gli specialisti subacquei del Nucleo Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi (S.D.A.I.) della Marina Miliare di Taranto hanno provveduto a far brillare – scoppiare –  l’ordigno.
Fonte:
http://www.articolotre.com/2013/08/bari-trovato-in-mare-siluro-della-seconda-guerra-mondiale/200830

Trento 1940-1945. I testimoni raccontano – Di Nadia Mariz



A più di settant’anni dall’inizio della Seconda guerra mondiale, il volume racconta gli accadimenti verificatisi a Trento tra il 1940 e il 1945, un parallelismo storico tra la Grande Storia e quella della nostra città, un percorso trasversale in un periodo storico complesso e articolato.
Attraverso oltre cinquanta interviste, sono gli anziani di oggi, bambini e ragazzi di allora, a ripercorrere com’era la vita in città prima dell’entrata in guerra e come è cambiata successivamente, soprattutto dopo il 2 settembre 1943 con il primo bombardamento e l’annientamento dell’antico rione della Portèla.
La descrizione documenta anche i successivi trentadue bombardamenti avvenuti tra il 13 maggio 1944 e il 25 aprile 1945, passando attraverso l’annuncio della firma dell’armistizio, l’annessione del Trentino al Reich con i seicento giorni di occupazione tedesca, fino alla cessazione delle ostilità  e all’inizio di una nuova fase di ricostruzione.
Accanto alle interviste, la descrizione degli eventi desunta dalla documentazione raccolta nei diversi archivi storici, dalle  notizie tratte dalla consistente bibliografia consultata e dagli articoli dei quotidiani dell’epoca, è supportata da oltre duecentocinquanta immagini fotografiche e iconografiche.
Fonte:
http://www.ladigetto.it/permalink/19833.html

"...È il 1943 e fino a questo momento Trento è stata risparmiata dai pesanti bombardamenti che hanno colpito Roma e le maggiori città italiane e, benché gli anglo-americani abbiano provveduto al lancio di volantini riportanti il titolo «Perché vi bombardiamo», la città si illude di non essere un obiettivo militare rilevante in quanto non possiede importanti industrie belliche da colpire.
Per questo è praticamente sprovvista di artiglieria antiaerea. Infatti, le postazioni dell’Unpa, Unione nazionale protezione antiaerea, sono poche e mal equipaggiate. I rifugi sono quattro, piccoli e non in grado di soddisfare l’eventuale necessità. Sono situati in piazza Venezia, alla Busa, in San Martino e a Piedicastello.
Diciotto ricoveri pubblici completano l’offerta e, comunque, la popolazione è istruita, in caso di incursione aerea, a cercare eventuale riparo nelle cantine e negli scantinati degli edifici. Si è abituati al passaggio di aerei, al loro rumore, alle striature bianche che, per rarefazione dell’aria, lasciano nel cielo. Gli allarmi, fino a questo momento, si sono rivelati falsi. Inoltre, tra le tante, una diceria, suffragata dalla voce ufficiale, vuole che un fantomatico vuoto d’aria dalla Paganella impedisca agli aerei di abbassarsi di quota per sganciare il carico di morte.
Il 2 settembre 1943 è giovedì, una giornata calda, quasi afosa. Mezzogiorno passato da poco.
Suona la sirena d’allarme. Uno dopo l’altro i sei fischi si susseguono, si avverte il rombo dei motori ma quasi nessuno si scompone. In lontananza qualcuno scorge gli aerei e nota dei piccoli bagliori, dei puntini che riflettono i raggi del sole. Sono un centinaio di bombe, 218 tonnellate, sganciate da novantuno B17, le Fortezze Volanti della Mediterranean Allied Air Force.
C’è appena il tempo di gridare «… le bombe!», per i più neanche quello di mettersi al riparo, che un enorme boato fagocita la città. La terra trema per alcuni minuti, sette, forse otto. Quanto basta perché un rione e il suo carico di umanità, unico e irrepetibile, siano annientati, per sempre.

La Portèla è ridotta a un ammasso di macerie.
Il cielo di quella soleggiata giornata di fine estate è oscurato da una fitta coltre di polvere e fumo.
Il frastuono delle esplosioni lascia il posto a un silenzio irreale che pervade le vie e le piazze del rione e dell’intera città. A poco a poco si odono, sempre più forti, le invocazioni disperate di chi chiama aiuto e, col diradarsi della polvere, i superstiti terrorizzati, attoniti e increduli, iniziano ad aggirarsi tra le macerie, ad arrancare sui detriti, seguendo le grida, alla ricerca di qualche punto di riferimento che permetta loro di capire quali sassi, travi e calcinacci corrispondano alla propria casa, sotto quale cumulo poter cercare i propri cari.
Gridano un nome, più nomi. Il caos e lo strazio sono indescrivibili. Si cominciano a distinguere le sagome di alcuni corpi, riversi, seminudi, irriconoscibili, colpiti dalle schegge, dai detriti o scaraventati addosso al primo ostacolo che nello spostamento d’aria hanno incontrato. Arrivano i soccorsi e subito si inizia a prestare assistenza ai feriti e a scavare. Scavano le squadre dell’Unpa, dei Vigili del fuoco, degli Alpini, del personale sanitario, volontari e operai, i più a mani nude. Scavano anche i frati.
I feriti sono trasportati all’interno della chiesa di Santa Maria Maggiore, rimasta quasi illesa. Le autolettighe, a sirene spiegate, fanno da spola fra il rione e l’ospedale Santa Chiara o la clinica privata del dottor Merler. Per i chirurghi sono cominciate lunghe ore di snervante lavoro. A loro il compito e il merito di salvare una vita, anche se a scapito di una parte del corpo. Vengono rimarginati brandelli di carne e amputati arti.

I morti vengono portati al cimitero. Qui i frati francescani ricompongono i corpi e conducono i familiari e gli amici delle vittime in un triste pellegrinaggio lungo i viali ai lati dei quali sono ordinati i cadaveri. Le poche bare disponibili contengono corpi straziati o parti di essi e il riconoscimento può passare anche attraverso piccoli oggetti personali come catenine o anelli, o pezzi d’abito e quant’altro permetta di assegnare un nome a quei miseri resti.
Sono 198 le persone a rimanere uccise nell’incursione aerea: 75 uomini, 103 donne, 12 bambini e 8 militari. 163 i feriti. Le ricerche dei sopravvissuti, tra un allarme e l’altro, continuano incessanti quella notte e nei giorni successivi. Si odono le grida e le richieste di aiuto dei sepolti vivi, voci che si spegneranno lentamente col trascorrere delle ore e dei giorni. L’intera città è sotto choc e, soprattutto, ora si sa, non è sicura..."
                         Recensione tratta da: http://www.ladigetto.it/permalink/19833.html

Questo è un breve stralcio tratto dal libro «Trento 1940-1945. I testimoni raccontano» di Nadia Mariz, il racconto degli attimi in cui la guerra, quella vera, si abbatté per la prima volta sulla città. Ma tra il 2 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 saranno ben trentatré i bombardamenti aerei sul capoluogo e che provocheranno complessivamente la morte di quasi cinquecento persone e il ferimento di altrettante, con la distruzione e il danneggiamento di oltre millesettecento edifici.

Il volume racconta la Seconda guerra mondiale a Trento attraverso le parole di oltre cinquanta testimoni, i bambini e i ragazzi di allora, contestualizzate dalla documentazione raccolta nei diversi archivi storici e dalla consistente bibliografica consultata, dai resoconti giornalistici dei quotidiani e delle riviste dell’epoca e da una ricca rassegna fotografica e iconografica di immagini quasi completamente inedite che raccontano di luoghi della città spesso riconoscibili solo attraverso la descrizione didascalica.

La narrazione inizia all’indomani della Prima guerra mondiale per proseguire con la cronaca dei grandi mutamenti politici nazionali e internazionali e le conseguenti ricadute sulla popolazione cittadina in una quotidianità fatta di miseria e sacrifici, tra inaugurazioni, adunate oceaniche, tessere annonarie, mercato nero, incursioni aeree, sfollamento e corse ai rifugi, passando attraverso l’annuncio della firma dell’armistizio e all’assalto alle caserme con l’inizio dei seicento giorni di occupazione tedesca per arrivare alla fine della guerra e all’avvio di una nuova fase di ricostruzione. Un volume che oltre ad essere una dichiarazione d’amore verso la propria città, l’autrice dedica a quei cittadini che hanno sofferto, resistito e ricostruito.

Messina, domani CittadinanzAttiva ricorda l’anniversario dei bombardamenti


Domani, 1 settembre 2013, sarà il settantesimo anniversario dei bombardamenti su Messina. Per questo, CittadinanzAttiva Messina promuove, nell’area militare abbandonata di Campo Italia, “un incontro che, nel ricordare il contributo che gli eroici artiglieri, tra cui moltissimi messinesi, diedero alla difesa antiarea di Messina  attraverso fatti, testimonianze e documenti a cura di Giuseppe Pracanica, Giovanni Bolignani, Giulio Santoro ed Enzo Caruso, vuole porre l’accento, con l’occupazione simbolica, sulla proposta di dismissione dell’antico “Campo degli Inglesi”, esteso su un’area boschiva di 100 mila mq., a beneficio della Regione Siciliana e quindi del territorio Messinese”, come si evince dal comunicato.
L’appuntamento è alle 9.30 e la manifestazione è inclusa nell’ambito delle iniziative culturali del 2013, volte proprio alla commemorazione dei bombardamenti su Messina.
Fonte:
http://www.24live.it/45962-messina-domani-cittadinanzattiva-ricorda-lanniversario-dei-bombardamenti

Pisa non dimentica 31 agosto-9 settembre 2013



Pisa non dimentica 31 agosto-9 settembre 2013: programma

Un programma che dura tutto l’anno ma che vede nel mese di settembre numerose ricorrenze e cerimonie. E' 'Pisa non dimentica' che anche quest'anno prevede un fitto calendario di iniziative in programma dal 31 agosto al 9 settembre.
“Un programma per non dimenticare - sottolinea l’assessore Marilù Chiofalo - voluto dall’amministrazione comunale e realizzato in collaborazione con ANPI, ANPPIA, ANED, Comunità ebraica, Centro interdipartimentale di studi ebraici dell’Università di Pisa, Associazioni della comunità LGBT e con il patrocinio della Regione Toscana, per rendere vive cerimonie e racconti della storia della città. Nel 70° anniversario del Bombardamento della città ricorderemo coloro che in quel giorno persero la vita a Porta a Mare sul luogo di lavoro - conclude l’assessore - anticiperemo invece al 3 settembre il ricordo della tragica firma delle leggi razziali a San Rossore per non incidere sulle celebrazioni del Capodanno Ebraico che cade quest’anno proprio il 5 settembre.”
La giornata (il 5 settembre) è stata istituita ufficialmente come 'Giorno della memoria delle leggi razziali italiane, contro la persecuzione verso ebrei ed ebree contro ogni razzismo'.

Si inizia dunque il 31 agosto rendendo omaggio alle vittime dei bombardamenti di Porta a Mare del 1943. La cerimonia si svolge al Sostegno dei Navicelli alle ore 11.00 con gli interventi del sindaco Marco Filippeschi e del presidente ANPI di Pisa Giorgio Vecchiani. Alle 12.00 messa e deposizione di corone alla chiesa di San Giovanni al Gatano.
Alle 21.00 presso il Teatro LUX Bombe 1943 - Storie, immagini frammenti in ricordo dei bombardamenti di Pisa: 31 agosto 2013, 70° anniversario del primo bombardamento della città di Pisa, nel 1943. Una video-installazione di Lorenzo Garzella e Domenico Zazzara.
Lunedì 2 settembre 69° anniversario della liberazione di Pisa: a partire dalle ore 9 deposizioni di corone alle lapidi dei caduti e alle ore 12.00 commemorazione presso la Sala Regia di Palazzo Gambacorti.
Martedì 3 settembre alle ore 11.00 Presso il Parco di San Rossore verrà deposta una corona alla lapide che ricorda la Firma delle leggi razziali nel settembre del 1938.



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Fonte:
http://www.pisatoday.it/eventi/pisa-non-dimentica-31-agosto-9-settembre-2013-programma.html

Il Comune celebra il 70° anniversario del primo bombardamento su Pescara


“Una drammatica pioggia di morte arrivata dal cielo, quella lanciata il 31 agosto 1943 dai B-24 del 376° Bombardment Group dell’aeronautica americana, una devastazione totale che in pochi attimi ha sventrato il centro cittadino, portando morte e distruzione in via Nicola Fabrizi, via Firenze, radendo al suolo anche il Palazzo del Governo. Pescara domani ricorderà con i rintocchi delle campane il primo orrendo bombardamento della città, testimoniando, ancora una volta la vicinanza ai tanti figli e parenti di coloro che caddero sotto quella pioggia o che ne sopravvissero serbando per sempre quell’incubo e che ancora oggi vivono la tragica ricorrenza con emozione e turbamento. E in vista del settantesimo anniversario, abbiamo deciso di concentrare le cerimonie nel prossimo settembre, in coincidenza con il secondo drammatico bombardamento, quello del 14 settembre, con due momenti: partiremo con un convegno, dedicato alla storia di Pescara, agli anni della ricostruzione e alla città moderna. Quindi proseguiremo con l’omaggio alla lapide, sul vecchio muro della ferrovia, preceduto dalla visita al Sacrario militare”.
Lo ha detto il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia ricordando la tragica ricorrenza del bombardamento del 31 agosto.
“Pescara – ha sottolineato il sindaco Albore Mascia – ha subito nella sua storia quattro pesanti bombardamenti nel pieno della seconda guerra mondiale. I primi due, il 31 agosto e il 14 settembre del 1943 furono i più devastanti, gli ultimi due, il 17 e 20 settembre, servirono solo a terminare un’opera di distruzione ormai già effettuata, quando la città era quasi deserta con migliaia di cittadini sfollati nelle campagne vicine. L’obiettivo degli alleati era quello di penetrare su Pescara per raggiungere agevolmente Roma percorrendo la via Tiburtina. L’attacco del 31 agosto avvenne alle 13.20 in punto, un caldo pomeriggio di fine estate, quando tanti cittadini erano in spiaggia. I bombardieri B-24 dell’aeronautica militare giunsero dal mare, senza dare ai cittadini il tempo per mettersi al riparo, e sganciarono contro il centro le proprie bombe con un attacco devastante. In pochi minuti vennero rase al suolo le aree comprese tra via Nicola Fabrizi e via Firenze, come via Roma, e il Palazzo del Governo che in quegli anni ospitava il presidio militare. In quel momento non venne colpita la stazione ferroviaria e nell’attacco del 31 agosto morirono almeno 1.600-1.900 persone. Il secondo attacco arrivò il 14 settembre, mirato, questa volta, alla stazione con 37 bombardieri che lanciarono 341 bombe ad alto potenziale esplosivo distruggendo completamente magazzini, scali merci e depositi di rifornimento della stazione, una strage di ben 2mila persone. Domani – ha proseguito il sindaco Albore Mascia – Pescara  ricorderà la prima tragedia, il primo bombardamento sulla città, in memoria dei caduti. Per il 14 settembre l’amministrazione terrà una seconda cerimonia, come da tradizione, con le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, ma soprattutto ci prepariamo a commemorare con la massima solennità la ricorrenza per il settantesimo anniversario della tragedia, coinvolgendo soprattutto i ragazzi, gli studenti, per raccontare loro quel pezzo di storia che oggi più che mai ci deve appartenere e deve far parte del nostro patrimonio”.
Fonte:

Una giornata di commemorazione per le vittime dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale


di Luisa Novorio
Avezzano - Le vittime dei bombardamenti aerei, durante il grande conflitto bellico, verrano ricordate dalla sezione di Mondolfo della Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in Guerra che presenziarà in Abruzzo a varie cerimonie commemorative.
Verrà celebrata una messa a suffragio dei caduti di Celano, i seguito la delegazione dell’ANFCDG si recherà ad Avezzano.
"Scelta non a caso – sottolinea la presidentessa Rosina Tombari – ma dovuta al fatto che la Città di Avezzano è Medaglia d’argento al merito civile poiché fu la quinta città d’Italia per gravità di danni da bombardamenti alleati, come ricorda una targa commemorativa posta nel palazzo comunale".
E' doveroso ricordare i 23 bombardamenti ad opera della 12ª e 15ª Forza Aerea dell’Aeronautica statunitense: l’incursione del 23 gennaio 1944, operata dal 340º Bomber Group degli Usa, aveva come obiettivo l’intera città e il 19 marzo il 97º Bomber Group aveva, invece, come obiettivo la stazione ferroviaria con il suo scalo merci; i morti furono 94 e 504 i feriti. "Va mantenuta viva, specie nelle giovani generazioni, la memoria di tanta atrocità e distruzione; fatti accaduti in tempi poi non così risalenti e che devono avere tutt’oggi la nostra attenzione, per preservare i valori della democrazia e della libertà". - conclude la d.ssa Tombari.
L'Associazione Nazionale tra le famiglie dei Caduti in Guerra (A.N.F.C.D.G.), costituita nel 1917 e divenuta Ente morale di diritto privato nel 1979, riveste un ruolo di grande importanza sul territorio italiano. Svolge compiti di rappresentanza, protezione e tutela nei riguardi dei congiunti (genitori, vedove, orfani, collaterali) dei militari, partigiani, militarizzati Caduti e Dispersi in guerra e per causa di guerra nonché dei militari invalidi e mutilati di guerra qualunque sia la causa del loro decesso e di coloro che in servizio nelle Forze Armate hanno perduto la vita nel compimento del dovere (servizio di leva, lotta ad ogni forma di eversione e terrorismo, nell'espletamento di missioni in nome e per conto delle Organizzazioni internazionali alle quali l'Italia aderisce).
Grande l'impegno dell'ANFCDG per sostenere la pace e la fraternità dei popoli ed attuano importanti appuntamenti quali quelli dell'annuale celebrazione della 'Giornata Nazionale del Ricordo dei Caduti e Dispersi in Guerra'.

Giorno evento: 

1 Settembre, 2013