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lunedì 7 aprile 2014

Santa Sofia ricorda il 70esimo anniversario della Battaglia di Biserno



Santa Sofia ricorda il 70esimo anniversario della Battaglia di Biserno
Quest'anno ricorre il 70° anniversario della Battaglia di Biserno, avvenuta il 12 aprile 1944. Per ricordare questo avvenimento sono in programma manifestazioni di vario tipo, tutte legate dalla volontà di non perdere la memoria dei tristi eventi che segnarono l’aprile del ’44. Il primo incontro è in programma venerdì, quando i Comuni di Santa Sofia e Alfonsine, con le Anpi e la Coop. Ricreativa Culturale tra reduci, combattenti e partigiani incontreranno gli studenti dell’istituto comprensivo di Santa Sofia e tutta la popolazione che vorrà partecipare al ritrovo presso la piazza “Don Giovanni Spighi” di Biserno
Fonte:http://www.forlitoday.it/cronaca/santa-sofia-ricorda-il-70esimo-anniversario-della-battaglia-di-biserno.html

7 aprile 1944: e in città si fece buio


di Cristina Tronchin
Il 7 aprile 1944, oltre ad aver segnato in maniera indelebile la nostra città, ha marchiato cuori e memoria di una generazione di giovani di cui oggi riportiamo quattro testimonianze.
Martedì 25 marzo mi ritrovo in vicolo Cal di Breda a Santa Maria del Rovere con Beatrice “Dirce” Slongo (classe 1929), Margaret Slongo sorella di Beatrice (classe 1932), Mario Zambon marito di Margaret (classe 1930) e Giuseppe “Bepin” Visentin (classe 1928). Si conoscono da una vita perché tutti originari del quartiere ma è la prima volta che si ritrovano assieme per parlare della guerra.
“Lo sai chi erano i Liberatori e le fortezze volanti?” mi chiede subito Giuseppe -. Gli aerei americani si chiamavano Fortezze Volanti e la fabbrica che li produceva era la Liberator. Per questo venivano chiamati Liberatori, invece, purtroppo ci hanno uccisi tutti”, spiega Giuseppe.
Bombe a grappoli
“Fin che Treviso non fu bombardata qui era tutto tranquillo – racconta Mario – ma dopo il bombardamento eravamo tutti sotto shock; ci sembrava impossibile che fosse successo. Mi ricordo che si vedeva benissimo quando gli aerei aprivano i portelloni e cominciavano a venir giù le bombe; il caposquadriglia lanciava un razzo e poi gli altri aprivano i portelloni. Quello del 7 aprile fu solo il primo di una serie di altri bombardamenti”.
“L’ultima bomba di quel 7 aprile – ricorda Giuseppe – cadde vicino a Piazza d’Armi.” “Nostra sorella Carmen – racconta Beatrice – lavorava in via Manin e dopo il bombardamento ha dovuto fare il giro per Santa Bona per tornare a casa perché non si passava da nessuna parte. Santa Maria del Rovere, invece, è stata meno colpita; siamo stati fortunati. Ogni volta che suonava la sirena d’allarme andavamo a rifugiarci sotto al bancone da falegname di mio papà; mia sorella Ida diceva: Dirce scumissia a dir el Salve Regina, e io le rispondevo: qua morimo prima, ze mejo che disemo un Gloria al Padre”.
Fumo e ceneri oscurarono la città
“Mezz’ora dopo il bombardamento – riprende Mario – a Treviso e nei quartieri periferici era tutto buio. Il fumo e le ceneri nell’aria avevano oscurato tutto; subito ci venne in mente il passo del Vangelo che recita: si fece buio su tutta la terra. Io e la mia famiglia abitavamo in una via molto trafficata e ricordo che siamo scesi tutti in strada; i genitori arrivavano con le bottiglie di grappa per bere un bicchierino tutti assieme e farsi coraggio. Appena dopo il bombardamento io e miei amici siamo andati in città passando per via Cantore, per il Chiodo e per varco Filippini. C’erano macerie dappertutto; siamo arrivati in Piazza dei Signori e abbiamo trovato Palazzo dei Trecento completamente devastato. Siamo tornati verso casa passando per San Leonardo: nella chiesa erano stati portati i primi morti ed era già cominciato il pellegrinaggio di chi aveva parenti che non erano tornati a casa; facevano il giro in chiesa e alzavano le lenzuola una ad una. E fu così anche per i giorni successivi; in tutte le chiese venivano portati i morti”.
“La domenica – continua – io con tutta la mia famiglia siamo andati a messa perché era il giorno di Pasqua ed abbiamo fatto un giro per la città. Ricordo come fosse adesso che c’erano quelli dell’Unpa con un lenzuolo per terra sopra il quale appoggiavano i resti umani che raccoglievano in giro”.
Rifugi poco sicuri
“Quando arrivava l’allarme, mia mamma – continua Margaret – non voleva andare via di casa per non lasciare sola mia nonna. E io chiaramente non volevo andarmene perché volevo stare con la mamma. Del 7 aprile la cosa che più ancora mi sconvolge è la storia dei signori Stringa e dei loro figli; abitavano in via Gen. Cantore ed avevano costruito un rifugio in casa. Durante il bombardamento il marito andò con i bambini nel rifugio mentre la moglie rimase in casa perché stava facendo da mangiare. I due bambini purtroppo morirono nel rifugio per lo spostamento d’aria. Sono i signori Stringa che hanno restaurato la chiesa della Madonnetta”.
“I rifugi – sostiene Giuseppe – erano stati costruiti in modo completamente sbagliato e la gente si è accalcata dentro trovando la morte. I rifugi dei Bagni, quelli di Sant’Antonino, sono stati tutti bombardati. A proposito di Sant’Antonino: io lì avevo una zia che all’epoca era incinta. Quando Treviso venne bombardata il parto era imminente; al suono dell’allarme per fortuna lei e la sua famiglia sono riusciti a scappare. La sua casa e tutto ciò che stava attorno venne bombardato. Mio zio, che lavorava a Bolzano, appena sentito del bombardamento prese la bici e venne a Treviso. Arrivò e trovò tutto distrutto, non sapeva se i suoi erano vivi o morti e cominciò a chiedere notizie a chiunque. Solo dopo qualche giorno venne a sapere che la sua famiglia era sfollata in campagna”. “Anche noi, subito dopo il 7 aprile, - aggiunge Mario – sfollammo in campagna, a Carbonera. Una famiglia ci diede una stanza; mia mamma con gli altri figli dormiva lì ma io e mio papà dormivamo in granaio ed avevamo i topi che ci correvano sopra mentre dormivamo”.
“Per la paura – riprende Giuseppe – siamo scappati tutti in campagna. Qui a Santa Maria del Rovere per una settimana non fecero altro che passare carretti di gente sfollata. In centro era pericoloso stare: c’erano bombe inesplose e luce, gasdotti ed acquedotto avevano perdite”.
“E poi venne il bombardamento notturno, a maggio, – aggiunge Margaret – e con i bengala illuminarono tutto a giorno.” “Mentre scavalcavo la ferrovia per scappare – ricorda Beatrice – persi un sandalo ma pur di non tornare indietro sono andata avanti senza. Dopo il bombardamento mia sorella Carmen, per la paura, decise di andare ad abitare nel campanile di Fontane assieme ad altre persone. Vi rimasero fino al ’45. Nel frattempo i tedeschi avevano iniziato a chiamare gente per fare le trincee, tra cui anche Carmen. Lavoravano tanto ma pagavano bene, in soldi tedeschi, quelli in rotolo che, una volta a casa, si srotolavano e si tagliavano”.
“Mio papà, invece – racconta Mario – lavorava per i tedeschi nel cantiere navale di Casier. Dopo i bombardamenti notturni partiva da dove eravamo sfollati per venire a Treviso e controllare se la nostra casa era ancora in piedi”.
“Eravamo tutti talmente poveri – spiega Margaret – che la gente disfava i sacchi dello zucchero e portava, a noi che facevamo le magliaie, i fili per fare magliette. I paltò, invece, li facevamo con le coperte dei militari. Tutti i vestiti erano vestiti rilavorati dei militari perché non c’era altro”.
“Ricordo – conclude Beatrice – che il vescovo Mantiero, una volta finita la guerra, andò a prendere in montagna i prigionieri che tornavano a piedi dai campi di concentramento tedeschi. I soldati che tornavano a casa dopo l’8 settembre si fermavano nelle stazioni fuori mano per non farsi trovare dai gendarmi; purtroppo quelli che non riuscirono a scappare vennero portati nei campi di concentramento”.

Fonte: http://www.lavitadelpopolo.it/Dossier/7-aprile-1944-e-in-citta-si-fece-buio

Mine inesplose, è emergenza anche in Italia. Ogni anno 60mila ritrovamenti


ROMA - E' stata presentata la scorsa settiman a Roma, presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama in Senato, la campagna di sensibilizzazione sul tema degli ordigni bellici inesplosi da parte dell'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, l'Ente Morale preposto per legge alla rappresentanza e tutela delle vittime civili di guerra italiane e dei loro congiunti. Mine e ordigni bellici, ricordava recentemente l'Onu in  occasione della Giornata Mondiale per la Promozione e l'Assistenza all'Azione contro le Mine e gli ordigni bellici inesplosi, continuano ad uccidere e a ferire migliaia di persone ogni anno in tutto il mondo. Tre vittime su quattro sono civili, che azionano questi congegni, a volte anni dopo la fine di una guerra. 

Nel 2013 undici gravi ferimenti.
 Seppure in Italia l'ultimo conflitto bellico risale ad ormai 70 anni fa, questo tema è purtroppo ancora attuale, visto l'elevatissimo numero di ritrovamenti e gli incidenti che accadono ancora oggi su tutto il territorio nazionale. Pochi sanno, infatti, che ogni anno in Italia vengono rinvenuti oltre 60.000 ordigni (dati del Ministero della Difesa), principalmente della seconda guerra mondiale, i quali nel 2013 hanno causato 11 gravi ferimenti e già altri 3 nei primi mesi del 2014. E' di marzo dello scorso anno, ad esempio, il tragico ferimento di tre giovani a Novalesa, nel torinese, in cui due di loro, Nicolas e Lorenzo, hanno perso la vista (il primo anche la mano) a causa dell'esplosione di un ordigno trovato in un campo. Mentre è di gennaio 2014 il caso di un agricoltore di Belluno ferito gravemente al volto e alle mani a causa dell'esplosione di un ordigno colpito mentre stava zappando la terra. 

In giro 100 milioni di mine. A fare le spese degli ordigni inesplosi sono soprattutto i bambini, che rappresentano oltre un terzo delle vittime complessive. In oltre 60 Paesi del mondo ci sono oggi più di 100 milioni di mine (Afghanistan, Bosnia, Cambogia, Iraq, Yemen, Sudan, Angola, Somalia, Mozambico, Vietnam sono tra i Paesi più colpiti). Secondo alcune stime per sminare completamente l'Afghanistan, procedendo agli attuali ritmi, occorrerebbero oltre 4.000 anni. 

"Doloroso e inaccettabile".
 Per questo la campagna intende informare e sensibilizzare l'opinione pubblica affinché cresca l'attenzione e chi si imbatte in questi ordigni - soprattutto i più piccoli - sappia come comportarsi. "E' doloroso ed inaccettabile che a distanza di settant'anni dalla fine della guerra altre persone, altri giovani, possano avere il mio identico destino", avverte il Presidente dell'Associazione, Giuseppe Castronovo, a suo tempo vittima di un ordigno inesploso. "La loro curiosità naturale - ricorda - li espone a maggiori rischi, poiché spesso quando si imbattono in tali ordigni, non conoscendoli, cercano di aprirli o di giocarci. Essi sono pertanto più esposti degli adulti al rischio di morire o di ferirsi per le conseguenze delle esplosioni. Occuparsi di questo problema e prodigarsi affinché il territorio venga bonificato da questi ordigni e la popolazione informata sui rischi ed i pericoli che comportano fa, quindi, naturalmente parte della mission dell'Associazione: ecco perché abbiamo creato al nostro interno uno specifico Dipartimento ordigni bellici inesplosi impegnato a condurre ricerche, studi e iniziative sul tema, in Italia e nel mondo, dove sono in atto ancora tanti, troppi conflitti bellici." 

Soprattutto l'informazione. Tra gli intervenuti alla presentazione della campagna al Senato, anche il giovane Nicolas Marzolino, vittima dell'esplosione dell'ordigno bellico di Novalesa nel marzo 2013. "Se non s'informano i ragazzi che non hanno vissuto la guerra, non si fermeranno queste tragedie - sottolinea - Bisogna promuovere nelle scuole questa campagna e tutti i mezzi d'informazione per noi la guerra non è finita". 

Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2014/04/07/news/mine_inesplose-82946839/

domenica 6 aprile 2014

Bivio Sesia: ritrovata una bomba risalente alla seconda guerra mondiale


Ordigno bellico della seconda guerra mondiale ritrovato al Bivio Sesia. Le notizie sul ritrovamente di una bomba sono ancora piuttosto frammentarie. Per ora si sa soltanto che in via Pavia, al Bivio Sesia (dopo il semaforo a sinistra) in prossimità dei magazzini della dogana questa mattina è stata ritrovato un ordigno. La zona è controllata a vista dai carabinieri in attesa che gli artificieri dell'esercito arrivino a Vercelli per mettere in sicurezza l'ordigno e farlo poi brillare in un posto sicuro
Fonte: http://www.lasesia.vercelli.it/stories/Cronaca/5009_bivio_sesia_ritrovata_una_bomba/

sabato 5 aprile 2014

TOANO - COMMEMORAZIONE DELLA BATTAGLIA DI CA' MARASTONI


"Il primo aprile 1945, giorno di Pasqua, fu per la nostra montagna una giornata di sangue. Nella battaglia di Ca' Marastoni, che scoppiò a pochi giorni dalla fine della seconda guerra mondialecaddero infatti sette partigiani": così il sindaco Michele Lombardi ricorda il tragico avvenimento che domenica mattina (6 aprile) sarà commemorato nel luogo in cui si consumò sessantanove anni fa.
Il programma dell'anniversario prevede, alle 10.15, il ritrovo a Ca' Marastoni, cui faranno seguito un corteo, la deposizione di una corona di alloro al locale sacrario, la messa ai caduti celebrata da don Alpino Gigli, il saluto del primo cittadino toanese e gli interventi dell'onorevole Danilo Morini, presidente provinciale dell'Alpi (Associazione liberi partigiani italiani), e dell'onorevole Vanna Iori.
"L'aspro combattimento - spiega il sindaco Lombardi - si consumò su Monte della Castagna, in cui si fronteggiarono forze partigiane e truppe naziste. Queste ultime avevano raggiunto il crinale e, sopra Cerrè Marabino, avevano intercettato e fucilato la staffetta Nadia, Valentina Guidetti, premiata con la medaglia d'argento al valore. Il nemico fu costretto a ritirarsi ma tra i partigiani persero la vita il capitano William Manfredi (medaglia d'argento al valore militare) e altri cinque uomini delle 284.a brigata partigiana Fiamme verdi: Vito Caluzzi (medaglia di bronzo), Ariante Mareggini, Meuccio Casotti (medaglia di bronzo), Ennio Filippi (medaglia di bronzo) e Valentino Lanzi".
La commemorazione sarà a cura degli studenti della scuola secondaria di primo grado di ToanoAlla cerimonia, indetta dal Comune e dalle associazioni partigiane Alpi e Anpi di Reggio Emilia, parteciperà inoltre il corpo bandistico di Cavola.
Conclude il primo cittadino: "Già dal primo anniversario il ricordo della battaglia di Ca' Marastoni, che è tuttora vivo, è stato sempre celebrato con grande partecipazione. In quel periodo di lotta per la libertà e la democrazia fu decisivo il contributo della popolazione. Anche oggi è molto importante che il sacrificio di chi ha vissuto prima di noi, pensando pure a noi, non venga mai dimenticato".

(Fonte: ufficio stampa Comune di Toano)
Fonte:
http://www.gazzettadellemilia.it/dove-andiamo/item/4726-toano-commemorazione-della-battaglia-di-ca-marastoni.html
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi.

Principe Harry a maggio a commemorazione battaglia Montecassino


Roma, 4 apr. (TMNews) – Il Principe Harry sarà in Italia a maggio: a dare la conferma ufficiale è stata oggi l’ambasciata britannica a Roma in un comunicato in cui si precisa che Harry “effettuerà due visite ufficiali all’estero a maggio e a giugno”. A maggio sarà in Estonia e in Italia, mentre a giugno andrà in Brasile e in Cile. Entrambe le visite sono a sostegno del governo britannico e sono organizzate dal Foreign and Commonwealth Office. In Italia Harry parteciperà alle cerimonie di commemorazione della battaglia di Montecassino. Le quattro battaglie per la presa di Montecassino furono combattute tra gennaio e maggio del 1944 e videro le forze alleate impegnate in uno degli scontri più cruenti della Seconda Guerra Mondiale, che coinvolsero le truppe di Regno Unito, Polonia, Canada, Francia, India, Nuova Zelanda e Stati Uniti d’America. (segue)
Questa è una notizia dell’agenzia TMNews.
Fonte: http://www.internazionale.it/news/tmnews/2014/04/04/principe-harry-a-maggio-a-commemorazione-battaglia-montecassino/
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi.

Trovate 4 bombe della seconda guerra mondiale


Quattro bombe della Seconda Guerra Mondiale, due granate e due bombe a mano, sono state rinvenute ieri mattina sul monte di Portofino poco distante dalla zona delle Batterie. Proprio in quel luogo oggi è in programma una cerimonia d'intitolazione con la partecipazione di autorità e cittadini. Per questo motivo i carabinieri di Santa Margherita hanno attivato la procedura d'urgenza e avvisato gli artificieri di Torino. Le bombe sono state rimosse e fatte brillare nel pomeriggio.
Fonte:
http://www.ilnuovolevante.it/notizie/cronaca/portofino-trovate-4-bombe-della-seconda-guerra-mondiale-3289575.html
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi.