Senato

Senato
biografiadiunabomba

martedì 29 aprile 2014

Vende online una bomba a mano, agente si presenta all'incontro e l'arresta


Una bomba a mano in vendita a cento euro trattabili sul sito di annunci online Kijiji, con ritiro a Roma o con spedizione. E con tanto di foto dell'ordigno in questione e i recapiti dell'inserzionista. È quanto ha scoperto la polizia della divisione polizia amministrativa e sociale della questura della Capitale, che ha arrestato un 42enne romano. A notare l'oggetto è stato il dirigente della divisione, Edoardo Calabria, che poi fingendosi interessato all'acquisto, ha contattato direttamente il venditore e ha preso appuntamento per il finto acquisto. Ad aspettare l'inserzionista c'erano gli agenti: l'uomo aveva con sè la bomba con la polvere esplosiva e all'interno di una busta. Si tratta di un 42enne che lavora per una ditta di traslochi, il quale agli agenti ha riferito di aver ricevuto in regalo l'ordigno, proprio durante un trasloco, da un'anziana vedova in passato sposata co un ex militare. La bomba è del tipo Scrm: un ordigno di natura bellica, la cui messa in vendita, cessione, detenzione e trasporto in luogo pubblico o aperto al pubblico sono espressamente vietati dalla legge.
Fonte: http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/bomba_vendita_online_arrestato/notizie/658955.shtml
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi promossa dall'ANVCG

L'EX ARTIFICERE CORRADO LOIACONO SPIEGA I PERICOLI PRODOTTI DAI RESIDUATI BELLICI


Le guerre del secolo scorso lasciano il sottosuolo nazionale colmo di ordigni inesplosi. Bombe d'aereo lasciate precipitare su grandi o piccole città o nei siti allora militarmente tattici come ponti ferroviari, stradali, industrie belliche. Dopo gli sbarchi in Sicilia, Salerno, Anzio, l'Italia si colma di altri residuati bellici: granate di ogni specie e calibro. Ma anche di mine antipersona e anticarro. Naturalmente chi scrive è da sempre impegnato a divulgare il più possibile il realissimo pericolo prodotto da tali manufatti esplodenti. Su questo tema da qualche anno è impegnata anche l'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra. Ma quanti ex militari ancora oggi continuano a girare tra le aule delle scuole del Bel Paese. Un esempio per tutti è l'ex artificiere dell'Esercito Italiano, Corrado Loiacono, da sempre in giro per scuole o convegni per illustrare i rischi che si potrebbero correre se decidessimo di manipolare, anche a distanza di tanti anni, un residuato bellico. In data 27/04/2014 l'ex artificiere Loiacono ha tenuto la sua lezione ai visitatori del Museo messinese “Forte Cavalli”, ai numerosi visitatori già incuriositi dalla bomba rinvenuta in via Taormina, in poche ore, attraverso la propria professionalità, è riuscito a soddisfare le interessanti domande dei grandi e, le curiosità dei più piccoli.
Giovanni Lafirenze
Museo Forte Cavalli

L'artificiere Corrado Loiacono






















Lumezzane, bomba americana fatta brillare


(red.) Sono passati ormai 70 anni, ma secondo gli artificieri poteva essere ancora pericolosa.  Per questo lunedì mattina gli specialisti del 10° Reggimento Genio Guastatori di Cremona sono intervenuti a Lumezzane, proprio sotto il ponte del Passo del Cavallo e – dopo aver messo in sicurezza l’area con 300 metri di diametro – l’hanno fatta brillare.
Si trattava di una granata d’artiglieria da 75 mm di fabbricazioneamericana, precipitata dai cieli durante uno dei numerosi raid della Seconda Guerra. La bomba era stata trovata da un passante qualche tempo fa.
Oltre all’esercito, sul posto sono intervenuti anche i carabinieri e due mezzi di soccorso del 118. Per evitare qualsiasi problema è stata chiusa anche la strada all’altezza delle due gallerie, dalle 9,30 alle 10,45. Gli artificieri l’hanno fatta brillare proprio nel punto del rinvenimento, evitando una rischiosa rimozione. Durante le operazioni comunque non c’è stato alcun intoppo e l’ordigno è stato reso inerte senza problemi di sorta.

Fonte: http://www.quibrescia.it/cms/2014/04/29/lumezzane-bomba-americana-fatta-brillare/?rnd=381618451
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi promossa dall'ANVCG

Foto e video della conferenza stampa campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi promossa dall'ANVCG del 3/4/2014






Colonnello Lucio Eugenio Cannarile Comandante Decimo Reparto Infrastrutture Napoli 
Intervento del Vicepresidente al Senato Valeria Vitale

Avvocato Giuseppe Castronovo Presidente ANVCG  E Nicolas testimonial della campagna di sensibilizzazione  



Modera la conferenza stampa il giornalista Michele Cucuzza


Intervento del Sotto Segretario alla Difesa Gioacchino Alfano






Giovanni Lafirenze autore De Schegge Assassine membro ANVCG





I VIDEO
 


























lunedì 28 aprile 2014

Alessandria: quella tragica domenica del 30 aprile ’44


di Renzo Penna
Il 30 aprile del 1944 – 70 anni fa – cadeva di domenica, in tutte le chiese di fede cristiana si celebrava la festa dell’Ascensione ed era una limpida giornata di sole. La ricorda come se fosse oggi la signora Carla, che all’epoca aveva 11 anni. Nella scuola Carlo Zanzi del suo quartiere, il Cristo, frequentava, infatti, l’ultimo anno delle elementari. E ancora non sapeva che gli eventi di quel giorno l’avrebbero costretta a interrompere bruscamente e in anticipo le lezioni.
L’Italia da quattro anni era in guerra alleata della Germania nazista e dopo gli accadimenti dell’8 settembre del ’43 si trovava divisa tra il centro e il sud – occupati e gradualmente liberati dagli angloamericani – e il nord in mano all’esercito tedesco e ai fascisti della Repubblica di Salò. Nella prima decade di quel mese di aprile, sulle pendici dell’Appennino ligure, c’era stato un’imponente rastrellamento nazi-fascista che si era stretto attorno a Capanne di Marcarolo, dove operava un consistente gruppo di partigiani e di giovani renitenti alla leva. Catturati nelle vicinanze della Cascina Benedicta in 147 vennero fucilati sul posto e sepolti in fosse comuni. E i restanti deportati nei campi di concentramento nazisti, dai quali solo pochi faranno ritorno.
Sino a quell’ultimo giorno di aprile Alessandria era stata sostanzialmente risparmiata dai bombardamenti che si erano massicciamente concentrati – sino al ’43 per opera degli inglesi e in seguito da parte degli americani – soprattutto sulle tre principali città industriali del nord: Torino, Milano e Genova. A dire il vero vi era stato un primo bombardamento nella notte del 14 agosto del ’40 – due mesi dopo l’ingresso in guerra dell’Italia – che aveva colpito la cascina Pistona nel territorio di Litta Parodi. Un episodio di scarso significato bellico, ma che aveva avuto un grande impatto sull’opinione pubblica della città. Le vittime in totale erano state 12: cinque componenti della famiglia che abitava il cascinale, di cui tre bambini, cinque Vigili del Fuoco a causa dello scoppio di una bomba inesplosa, un operaio della Montecatini e un soldato.
L’abitazione di Carla – che è ancora la stessa di oggi – faceva parte di un piccolo nucleo di case a due piani, tutte con il cortile e l’orto, allineate perpendicolarmente a Corso Acqui; si trovavano, nella parte più a sud del Cristo, tra campi coltivati e fossi per l’irrigazione, a metà strada tra le cascine della Boida, della Pipignera e a pochi passi dalla Boidina. Una parte di città che nel dopoguerra si è molto inurbata e, per chi non ha seguito da vicino questo intenso sviluppo, risulta oggi difficile ritrovare persino i riferimenti di quei luoghi. Alcuni, come l’antica masseria dei Marchesi Ghilini, in rovina, altri trasformati e inglobati in nuove abitazioni. Parliamo di un tempo nel quale al posto dell’attuale corso Carlo Marx correva un canale e nella zona dove oggi il corso si unisce alla strada per Acqui esisteva una turbina nelle cui acque si arrischiavano solo i nuotatori più esperti. E mio padre, che me lo raccontava, era tra questi.
Su un lato della casa, che i vecchi avevano pensato come una costruzione unica, abitava la cugina Maria Iose, registrata all’anagrafe con l’accento sulla “e”, in omaggio alla principessa del Belgio sposa di Umberto II di Savoianel ’30, proprio l’anno in cui era nata.
Quella domenica, mentre le donne erano alle prese con le cucine, le due ragazze si trovavano fuori, nell’orto. Da ultimo, insieme con Domenico, il papà di Iose, era arrivato anche Elio che di Iose era cugino e aveva la sua stessa età. Elio abitava due case più in là, una distanza di poche decine di metri che, però, quel giorno risulterà decisiva. Per ripararsi dalle bombe, subito dopo il cortile, i genitori avevano scavato nella terra un rifugio che Carla ricorda come ben fatto, con i posti dove sedersi e le traverse della ferrovia usate per puntellare le pareti della stanza e il tetto.
Ma cosa c’era da bombardare in quella zona periferica della città, fatta di poche case sparse e, qua e la, di cascine immerse nella campagna? Certo, più a nord, verso la città, dove oggi si è insediato uno dei tanti supermercati, la società Mino G.B. e figli occupava centinaia di dipendenti e si era riconvertita alla produzione di materiale bellico, specializzandosi nella fabbricazione di proiettili tradizionali e perforanti. E poi, al di qua di via Vecchia dei Bagliani, si estendeva l’importante  scalo merci della ferrovia. Un insediamento che aveva fatto del Cristo una zona molto abitata da famiglie di ferrovieri. Tra le quali anche quella di Elio.
Era da poco trascorso il mezzogiorno quando, preannunciate dall’allarme delle sirene, una nutrita formazione di aerei proveniente da nord-ovest e diretta in diagonale verso la città si presentò  visibile e alta nel cielo. Carla ricorda ancora nitidamente il riflesso della luce del sole sulle carlinghe che si trasformava in bagliori e tanti punti luminosi. Uno spettacolo tragico, ma anche un’attrazione nuova che catturava lo sguardo, quando la voce gridata di qualcuno avvertì che gli aerei si stavano disponendo per sganciare il loro carico mortale. Con un salutare scappellotto papà Sebastiano la spedì nel rifugio dove tutti stavano scendendo. Carla – e anche Iose lo ricordava – sostiene di aver visto Elio nella luce della scala ancora fuori, nel cortile, con in mano del pane e della cioccolata, quando, improvvisa, scoppiò la prima bomba. Seguita da una seconda. Gli occupanti del rifugio furono schiacciati dalla terra smossa e completamente impediti nei movimenti. Domenico, il papà di Iose, fu colpito dallo scoppio mentre scendeva le scale e per un lungo tempo chiese invano aiuto al fratello.
Cessata l’incursione i soccorsi, rimovendo la terra con i badili e le mani, tirarono fuori e liberarono, uno ad uno, gli occupanti di quello che era stato un rifugio. Doloranti e scossi, ma salvi. Il corpo di Domenico, che aveva 41 anni, fu subito trovato dai soccorritori, invece per individuare quello diElio, che di anni ne avrebbe compiuto quattordici il 16 di agosto, fu necessario scavare. Mentre la mamma lo cercava altrove. Entrambi furono adagiati sul letto di una delle poche stanze della parte bassa della casa che si era salvata. Giunse anche un prete a benedire le salme, ma, nell’esasperazione e nel dolore per quello che era accaduto, non da tutti fu bene accolto. Carla ricorda ancora che del trasporto dei due corpi al camposanto di Casalbagliano si occuparono, insieme ai parenti, i Vigili del Fuoco.
Quel giorno centinaia di bombe dirompenti caddero su Alessandria, i quartieri più colpiti furono il Cristo e il borgo del Littorio, l’attuale zona attorno a piazza Turati. Le vittime accertate 239, in maggioranza casalinghe (75), bambini e studenti (45), ferrovieri, operai e artigiani (59). I militari deceduti, quasi tutti nella caserma prossima alla frazione di Cabanette, furono 17. Carla rammenta che i campi attorno alla sua abitazione erano stati completamente stravolti e crateri enormi segnavano i punti dove erano cadute le bombe. In città vennero colpiti e gravemente lesionati numerosi edifici pubblici e chiese: il Duomo, la chiesa di S. Alessandro, il Palazzo Trotti Bentivoglio, la Biblioteca storica del Risorgimento e, nella notte di lunedì, in un secondo attacco aereo, venne colpito da una bomba incendiaria e distrutto l’antico Teatro Municipale.
Quel terribile “battesimo del sangue” di Alessandria – come titolò la cronaca de “Il Piccolo” dell’8 maggio ’44 – mise anche in evidenza la disorganizzazione e la carenza di mezzi con la quale le autorità cittadine fronteggiavano quegli eventi drammatici: la cerimonia funebre indetta dal Comune per mercoledì 3 maggio alle ore 9 si svolse senza che tutte le salme fossero estratte dalle rovine e, fatto ancora più grave, senza essere riusciti a dare sepoltura a quelle recuperate e riconosciute. I cittadini colpiti negli affetti e con le case distrutte o lesionate dovettero, insomma, cavarsela da soli, o con l’aiuto di amici e parenti. A settembre di quell’anno le persone costrette a “sfollare” dal solo concentrico urbano saranno quasi 10 mila.
Tra queste la famiglia di Carla e di Iose si trasferirono, in un primo tempo, a Villa del Foro e, in seguito e sino al termine del conflitto, a Castelnuovo Bormida; i genitori di Elio per un periodo furono sfollati a Casalbagliano, ma poi  decisero di tornare nella loro abitazione.
Se la domenica del 30 aprile ’44 è stata la più tragica per numero di vittime, le incursioni e i bombardamenti si protrassero per tutto l’anno. Interessando i ponti ferroviari sulla Bormida e il Tanaro, l’area della stazione ferroviaria, il palazzo della Gil e le officine del Gas. Il 5 settembre un nuovo massacro riguardò il rifugio di Borgo Cittadella posto sotto la statale; qui una bomba dirompente uccise 39 persone, ma per 20 fu impossibile il riconoscimento. E un ultimo terribile atto di guerra, totalmente ingiustificato, interessò il centro di Alessandria a due settimane dalla liberazione della città: nel primo pomeriggio del 5 aprile 1945 un massiccio bombardamento a tappeto ad opera di caccia bombardieri anglo-americani causò 160 morti e centinaia di feriti. E’ l’episodio che gli alessandrini più ricordano perché tra le vittime, quasi tutte civili, quaranta tra bambini e suore facevano parte dell’asilo di via Gagliaudo.
Alessandria è stato l’ultimo centro della provincia ad essere liberato dalla presenza delle truppe tedesche. Incursioni e morti c’erano stati anche il 14 e il 24 aprile. Il 29, dopo estenuanti trattative, venne firmata in Cattedrale la resa che segnò la fine delle ostilità e della guerra. Al termine del conflitto le vittime civili dei bombardamenti di Alessandria, quasi tutte avvenute nell’ultimo anno, risulteranno essere 522. Tra il primo e il secondo conflitto mondiale, che ha segnato la prima metà del secolo scorso e ha avuto in entrambi i casi origine in Europa, il fronte della guerra si è spostato dai confini disputati a caro prezzo dagli uomini in divisa e ha investito con i bombardamenti e le devastazioni direttamente le città, coinvolgendo le popolazioni inermi. Una strategia di guerra, quella portata dentro e contro le città, che è risultata, infine, decisiva.
Anche per sottolineare questo aspetto e a settant’anni da quei tragici accadimenti la memoria per il sacrificio di quelle persone innocenti e delle loro famiglie deve uscire dalla dimenticanza collettiva ed essere riconosciuta con una manifestazione e un atto pubblico. Rappresenta un doveroso impegno civile e al contempo costituisce un monito rivolto, in particolare, alle nuove generazioni per il ripudio della guerra – come prevede l’articolo 11 della nostra Costituzione – e la riaffermazione del valore della pace.
NB: le date degli accadimenti e i riferimenti numerici delle vittime sono tratti dal testo: “1940-1945 Bombardamenti alleati su Alessandria” curato daPiero Sacchi nel novembre 1985 per l’ISRAL.
Fonte: http://mag.corriereal.info/wordpress/?p=30509

Bombaday after. «Altre 'Old Lady'? Non lo escludo, ne sono cadute 4»


VICENZA. La bomba è stata neutralizzata. Quel maxi-ordigno da 4 mila libbre al momento è solo un grande contenitore vuoto che resta inerte alla cava di Orgiano e che con ogni probabilità finirà in un museo. La paura dunque è passata. Anche se in realtà non tutti i timori sono stati disinnescati all'ex aeroporto Dal Molin. Ora ne resta uno più grande: che sotto quel terreno di 620 mila metri quadrati possa nascondersi un'altra “Old Lady”.
LE PAURE. «Nessuno può saperlo. E non si può escludere». Le parole di Giuseppe Versolato, memoria storica e profondo conoscitore delle vicende che sconvolsero la città durante la Seconda guerra mondiale non tranquillizzano sicuramente i cittadini e il sindaco Achille Variati che proprio nella giornata di sabato si è detto consapevole che «da qui in avanti troveremo sicuramente altri ordigni al Dal Molin; speriamo che nessuno di questi sia simile o grande come quello appena disinnescato».
I RACCONTI. Difficile rispondere con certezza. Anche se i documenti dell'epoca aiutano in qualche modo a ricostruire gli avvenimenti. (...)
Leggi l'articolo integrale sul Giornale in edicola.
Fonte: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/714022_bombaday_after_altre_old_lady_non_lo_escludo_ne_sono_cadute_4/
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi promossa dall'ANVCG

RESIDUATI BELLICI IN SICILIA


Nel comune di Novara di Sicilia (ME) sono stati rinvenuti due ordigni bellici inesplosi risalenti al secondo conflitto mondiale.
I residuati, due bombe da mortaio da 8 cm di nazionalità tedesca,  sono stati distrutti da personale specializzato del nucleo EOD (Explosive Ordnance Disposal) appartenenti al 4° Reggimento Genio Guastatori di Palermo, della Brigata “Aosta”.
Le capacità tecniche del personale ed i mezzi in dotazione all'Esercito garantiscono il prezioso intervento in caso di pubblica utilità e per la sicurezza e la tutela dell'ambiente. In particolare, i reparti genio, grazie alle specifiche professionalità, all’esperienze maturate nelle missioni estere ed all’elevata connotazione “dual-use” (capacità di cooperare con le autorità civili a favore della cittadinanza  e quella operativa espressa nei contesti tipicamente “militari”), operano a favore della comunità nazionale sia in caso di pubbliche calamità, sia per la bonifica dei residuati bellici ancora ampiamente presenti sul territorio italiano.
Nel 2014 gli specialisti  del 4° Genio di Palermo hanno già portato a termine 23 interventi di bonifica con il relativo disinnesco o distruzione degli ordigni rinvenuti.
In tutto il territorio nazionale, dal 2000 al 2013, i nuclei EOD dei reparti genio dell'Esercito hanno eseguito oltre 37.000 interventi specialistici per la bonifica di ordigni esplosivi.
L'Esercito è l'unica Forza Armata preposta alla formazione degli artificieri di tutte le forze di polizia, Forze Armate e Corpi Armati dello Stato. 

Fonte: http://www.esercito.difesa.it/Notizie/Pagine/BELLICISICILIA140428_58.aspx
Campagna sensibilizzazione sul tema ordigni inesplosi promossa dall'ANVCG