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sabato 5 ottobre 2013

Robert Capa, la guerra, l’Italia: due anni nella storia in 78 immagini


A PALAZZO BRASCHI

di Edoardo Sassi
ROMA - Lui, ovvero il fotogiornalismo per antonomasia: Robert Capa. Talmente famoso che si potrebbe non aggiungere altro. Talmente «parlanti» i suoi scatti che bisognerebbe limitare al minimo le parole di presentazione. Tant’è: una mostra con 78 fotografie del maestro ungherese — Capa, pseudonimo di Endre Ernõ Friedmann, era nato a Budapest nel 1913 e morì il 25 maggio 1954 calpestando una mina antiuomo durante la guerra d’Indocina — è aperta da mercoledì e fino al 6 gennaio nel Museo di Roma-Palazzo Braschi. Una mostra dal titolo «Robert Capa in Italia 1943-1944», che coincide con un doppio anniversario: il centenario della nascita del grande fotoreporter e i settant’anni dello Sbarco degli Alleati.
Com’è noto, Capa scattò circa 70 mila foto in quasi quarant’anni di vita professionale. Un’eredità oggi custodita a New York, all’International Center of Photography. Da questo enorme patrimonio originale, il fratello Cornell (fotografo anche lui) e il biografo di Capa, Richard Whelan, hanno poi selezionato (negli anni Novanta) 937 foto, scattate in 23 Paesi di quattro continenti, scelte tra le più caratteristiche e importanti, le quali a loro volta hanno dato vita a tre serie identiche — le cosiddette master Selection I, II e III — ognuna completa di tutte le immagini, conservate a NY, Tokyo e Budapest.
Quelle in mostra a Roma, 78 appunto, arrivano da Budapest, acquistate tra 2008 e 2009 dal Museo nazionale ungherese, e sono ora visibili nei nuovi ambienti espositivi del museo destinati a mostre temporanee. Un’esposizione ideata dal Museo nazionale Ungherese di Budapest e dalla Fondazione Fratelli Alinari, curata da Beatrix Lengyel, che dopo Roma farà tappa a Firenze nel Museo nazionale Alinari della Fotografia (10 gennaio-30 marzo 2014). I reportage dell’esule ungherese Capa, anche questo è notissimo, rendono testimonianza di cinque diversi conflitti bellici: in primis la guerra civile spagnola del 1936, che rese Robert famoso nelle redazioni di mezzo mondo (il suo pseudonimo nasce in quell’anno, ed è su quel fronte che muore la fotografa Gerda Taro, il grande amore della sua vita), la seconda guerra sino-giapponese che seguì nel 1938, la Seconda guerra mondiale (1941-1945), il conflitto arabo israeliano del 1948 e, per lui fatale, la prima guerra d’Indocina.
Questa mostra romana si concentra solo su alcuni selezionati scatti in bianco e nero del Capa giunto in Italia come corrispondente di guerra al seguito dell’esercito Usa e «star» del magazine «Life» (alcune copertine sono anche in mostra a Roma). In Italia resta appunto dal luglio 1943 al febbraio 1944. E in quel frangente Capa — che fu anche uno dei leggendari fondatori dell’agenzia fotografica indipendente Magnum — si mette a ritrarre nel suo tipico stile antiretorico la vita dei soldati e dei civili, dallo sbarco in Sicilia, fino ad Anzio.
Un viaggio fotografico con immagini che spesso giungono fin nel cuore del conflitto, accompagnate in mostra dalle parole scritte dallo stesso Robert nel suo diario «Slightly out of focus», pubblicato nel 1947 (edito in Italia da Contrasto con il titoloLeggermente fuori fuoco). «Capa — ebbe a scrivere di lui John Steinbeck — sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino»: e viste da vicino sono la resa di Palermo, la distruzione della posta centrale di Napoli o il funerale delle giovani vittime delle cosiddette Quattro Giornate di Napoli, la gente in fuga da Montecassino mentre infuriano i combattimenti, i preti, gli sciuscià, le bombe, i feriti, gli asini, i pianti e il dolore, le trincee, i campi di prigionia o gli ospedali improvvisati... Visti da Capa.
Fonte:

Reperti della Linea Gotica, a San Qurico apre la mostra permanente: ricostruita anche una trincea tedesca


Domani, domenica 6 ottobre, la mostra permanente di reperti risalenti alla seconda guerra mondiale apre i battenti, dopo l’inaugurazione avvenuta il 14 settembre scorso. Organizzata dall’Associazione Linea Gotica Alta Val di Bisenzio, la mostra-museo sarà aperta ogni prima domenica del mese dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’apertura è garantita da un gruppo di appassionati volontari che fanno parte dell’associazione e che ne hanno curato l’allestimento. Posta al primo piano dell’edificio dell’ex farmacia di San Quirico, nella sala “G. Mordini”, la mostra-museo ospita al suo interno tantissimi oggetti, molti dei quali ritrovati in scavi della zona. “All’interno della mostra – spiega Lisa Nannini, presidente dell’associazione – vi è anche la ricostruzione di una trincea tedesca, con tanto di terra e pali di legno, copia fedele delle tante che costellavano i monti della Val di Bisenzio in tempo di guerra”. L’ingresso è gratuito e la prossima apertura, oltre a questa di domenica 6 ottobre, è prevista per il 3 novembre.
fonte:
http://www.notiziediprato.it/2013/10/reperti-della-linea-gotica-a-san-qurico-apre-la-mostra-permanente-ricostruita-anche-una-trincea-tedesca/

Ritrovato un ordigno bellico alle spalle del tabacchificio


Ritrovato un ordigno bellico della seconda guerra mondiale alle spalle dell'ex tabacchificio in località Fiocche. Si tratta di un colpo di mortaio di 80 mm di lunga gittata, presumibilmente tedesco. L’ordigno presenta ancora la spoletta danneggiata e la carica di tritolo di circa 6,5 kg sufficiente a demolire un edificio. Ma la cosa più preoccupante sono le schegge che l'ordigno potrebbe liberare, si stima fino a quasi 1 km. L’ordigno è stato rinvenuto da una pattuglia della polizia municipale addetta ai controlli ambientali. Immediatamente sono stati allertati i carabinieri di Santa Cecilia agli ordini del maresciallo Trotta, che hanno contattato il genio militare per il disinnesco programmato per lunedì.
Vigili e carabinieri hanno transennato l'area e a turni alterni vigileranno sull'ordigno che dista pochi metri dalla rotonda Eboli - Persano. L'ordigno che è stato ritrovato è molto raro per cui il Comune dopo il disinnesco chiederà di entrarne in possesso per esporlo al museo del Moa. (a.e.)

venerdì 4 ottobre 2013

Ordigni bellici in Val Susa, Esercito fa brillare bombe


Quattro bombe a mano risalenti probabilmente alla seconda guerra mondiale, ritrovati all’interno di una cascina abbandonata in località Cugnet, a Novalesa (Torino), sono stati fatti brillare oggi dagli artificieri della Brigata alpina Taurinense dell’esercito.
Distrutti anche 86 proiettili. Gli ordigni erano del tipo di quello che lo scorso marzo, proprio a Novalesa, ferì gravemente tre ragazzi che lo avevano trovato in un campo mentre preparavano il terreno alla semina.
Fonte:
 http://12alle12.it/?p=11723

FLORA FAUNA E BOMBE




 L’arcipelago di Vanuatu composto da ottantatre isole quasi tutte abitate, sporge le proprie spiagge sul Pacifico meridionale. È uno Stato autonomo, appunto la Repubblica parlamentare di Vanuatu. Ovviamente ogni anno le sue bellezze territoriali, visto il clima del luogo, si confrontano con tsunami, cicloni, ma anche eruzioni vulcaniche. Tuttavia il turismo non manca: sabbia dorata, mare corallino, meravigliose e fantastiche cascate, sentieri eco-turistici da sogno, grotte incantate e tante, tante altre meraviglie da visitare. In definitiva un luogo mozzafiato dove il tempo perde ogni ragione d’essere. In questi anni la Cooperazione Italiana allo Sviluppo è stata impegnata in alcuni progetti di supporto energetico- ambientale. Tra le ottantatre splendide isole dell’arcipelago la cronaca di biografiadiunabomba, è attratta dall’isola di Port Vila. Infatti Un subacqueo professionista (Fabrice Bilandong) del luogo, a Radio Australia avverte d’aver individuato nel 2011 cinque bombe d’aereo a Port Villa, precisamente nelle acque dell’isolotto “Ifira Island”. Sempre a Radio Australia il subacqueo racconta di navi che avrebbero mollato l’ancora tra i grandi residuati bellici. Sembra inverosimile ma, stando alla testimonianza, dovrebbe essere tutto vero. Difatti il sub per convincere le autorità a far spostare le navi avrebbe scattato più foto alle cinque bombe. Ordigni lunghi 1,3 metri e larghi 40 centimetri (forse 500 lb) adagiati a meno 17 metri. A quel punto con le foto il sub avrebbe convinto le Autorità Portuali a chiedere alla Marina d’eliminare le cinque bombe. Tra l’altro questa vicenda non dovrebbe stupire nessuno, infatti non è mistero che l’arcipelago è stato base militare nel periodo della seconda guerra mondiale. Le acque dell’arcipelago sono piene di relitti risalenti appunto a quei tempi. Lo stesso futuro romanziere James A. Mitchener (ex militare nell’isola), nel 1946 firma il suo primo libro “Le Storie del Sud Pacifico”, appunto rivolto al termine della guerra, quando i militari presenti nell’arcipelago riversano in mare una grande quantità di munizioni inutilizzate (il tomo è tradotto da Rizzoli nel 1956). Anzi queste isole ancora oggi attirano subacquei da tutto il mondo, giusto per l’emozione di fotografarsi accanto ad insabbiati relitti, cito per esempio, il “President Coolidge”, grande nave mercantile da 22.000 tonnellate, utilizzata a partire del 1941 per trasportare truppe e munizioni. La guerra è guerra ripete qualcuno. La guerra è il sangue dei vinti scrive Pansa. È la guerra di chi ci guadagna. È la guerra di chi perde tutto, anche la vita. In ogni caso la guerra presenta salatissimi conti sia a vinti, sia a vincitori. Ma la guerra è infinita, non termina per nessuno. La guerra continua con ciò che resta sepolto o inabissato, naturalmente le bombe interrate, tra l’indifferenza generale in Italia continuano a produrre altri feriti, nuovi invalidi. Quelle sommerse ustionano pescatori e generano interminabili polemiche sociali e politiche, si legga la vicenda delle bombe presenti nel basso Adriatico, tratto di mare dove non è impossibile per un sub, incrociare Cernie e Branzini. Scoprire tane di grossi polpi. Imbattersi in aragoste, astici. Notare cavallucci marini e contemporaneamente vedere all’opera i sommozzatori Sdai della Marina Militare immersi a varie profondità tra Posidonie e Gorgonie intenti a raccogliere, quasi quotidianamente, la perenne sfida con questi oggetti di un passato mai terminato.

Giovanni Lafirenze
                                                        Foto:  Australia Network News



giovedì 3 ottobre 2013

BOMBE AL PORTO Mina scaricata in pialassa Chieste pene tra sei mesi e un anno e mezzo


RAVENNA. Sono attesi per il 16 ottobre i verdetti del giudice Piervittorio Farinella a carico delle persone accusate di avere contribuito a vario titolo allo spostamento senza autorizzazioni della mina tedesca da 700 chili finita nella draga in occasione dei lavori di approfondimento dei fondali del porto canale nell’estate del 2010; l’ordigno, risalente alla seconda guerra mondiale, fu “pescato” per caso dalla draga belga Artevelde durante i lavori di scavo per aumentare la profondità del Candiano tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del 2010. Ma di quel ritrovamento le autorità non vennero avvisate e la bomba venne trasferita senza troppe cautele e fatta inabissare nelle acque della pialassa. Il caso emerse come costola di un altro filone d’indagine, da un colloquio captato dalla Guardia di finanza di Bari che, all’epoca, teneva sotto controllo l’utenza di un manager Cmc per conto della procura pugliese. Quel manager, intercettato mentre era al telefono con un alto dirigente dell’Autorità portuale di Ravenna, si lasciò andare a una frase che inquietò gli investigatori all’ascolto: «Il bambino trovato nel canale lo abbiamo spostato». Si trattava di un linguaggio in codice per indicare l’ordigno che venne poi rimosso e disinnescato nel novembre di quell’anno; un’operazione che costrinse all’evacuazione di migliaia di persone residenti o domiciliate tra Porto Corsini e Marina di Ravenna. Nove complessivamente gli indagati. Uno di loro, responsabile tecnico della Sidra (Società italiana dragaggi) ha concordato un patteggiamento a quattro mesi; per altri due - il direttore di cantiere per la Cmc dei lavori di dragaggio e l’allora capo pilota del porto - si profila un patteggiamento a sei mesi. Per gli altri - tra i quali figurano altri tre dipendenti della Cmc, un alto dirigente dell’Autorità portuale e due ufficiali di nazionalità belga della draga che ritrovò la mina -, che saranno giudicati in abbreviato, il pubblico ministero Isabella Cavallari ha richiesto pene comprese tra i sei mesi e un anno e mezzo.
Fonte:
 http://corriereromagna.it/ravenna/2013-10-03/bombe-al-porto-mina-scaricata-pialassa-chieste-pene-tra-sei-mesi-e-un-anno-e-mezz

Quattro ordigni bellici rinvenuti nel reggino


 di m.guglielmelli
REGGIO CALABRIA – Un Team composto dal 1°mar. Francesco Cipriano e dal sergente maggiore Vincenzo Nanè, entrambi Capi Nucleo coadiuvati dal 1°caporalmaggiore Luigi Dire, ha svolto una serie di interventi di rimozione e neutralizzazione di residuati bellici.
Nonostante le pessime condizioni meteo e con la preziosa collaborazione dell’artificiere del XII° Reparto Mobile della Polizia di Stato, gli ordigni sono stati rimossi, controllati e immediatamente trasportati in una zona isolata in Frazione Archi, nel territorio del Comune di Reggio Calabria e fatti brillare in maniera controllata dai militari dell’Esercito, scortati dal personale della Polizia di Stato e dalla Croce Rossa Italiana.
Ben quattro ordigni disseminati sul territorio, in provincia, a partire dal Torrente Tuccio in San Lorenzo, dove è stata rinvenuta una granata d’artiglieria italiana da 75mm, proseguendo a Gerace dove si è rinvenuta una bomba da mortaio tedesca da 50mm, fino a Contrada Saracinello in Reggio Calabria, dove si sono rinvenute ben due bombe da mortaio tedesche da 81mm.
Tutte le munizioni rinvenute contenevano esplosivo e anche se in cattivo stato di conservazione, parzialmente corrose dal tempo e dagli agenti atmosferici, sono brillate regolarmente, dimostrando tutto il loro potenziale anche a distanza di quasi sette decenni.
Nell’anno in corso sono stati numerosi gli interventi degli artificieri dell’Esercito di stanza a Castrovillari, che ha in consegna e presidia un territorio che va da Pescara a Reggio Calabria, occupandosi in maniera capillare e determinante di questi pericolosi rinvenimenti.
Fonte:
 http://www.ottoetrenta.it/8-31/quattro-ordigni-bellici-rinvenuti-nel-reggino/
                                                            Foto:  http://www.cn24tv.it
                                                                     foto: Ansa