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martedì 14 aprile 2015

Bomba sulla ciclabile, il sindaco col badile la mette in sicurezza


SANDRIGO – (Gz) Pur di non dover chiudere per questioni di sicurezza la pista ciclabile il sindaco Giuliano Stivan s’è occupato personalmente di spostare un ordigno bellicorinvenuto ieri proprio ai margini del percorso che unisce Sandrigo ad Ancignano. La presenza della bomba, probabilmente un proietto da mortaio della seconda guerra mondiale lungo circa 35 centimetri, è stata segnalata intorno a mezzogiorno da un passante all’interno di un pozzetto per lo scarico delle acque scoperto, abbandonata con tutta probabilità da qualcuno che voleva disfarsi di un ingombrante souvenirsenza dover dare troppe spiegazioni. Gli operai del Comune, dopo l’intervento dei carabinieri della locale Stazione, hanno provveduto a mettere in sicurezza l’ordigno posizionandogli attorno alcuni sacchi di sabbia e recintando la zona. Troppo vicino però alla ciclabile: così quando il primo cittadino di Sandrigo è arrivato sul posto ha imbracciato una pala ed ha scavato una buca in un campo a distanza di sicurezza dove il proiettile d’artiglieria è stato definitivamente posizionato in attesa dell’arrivo degli artificieri per la bonifica. Fonte: http://www.ilgazzettino.it/VICENZA-BASSANO/PROVINCIA/sandrigo_sindaco_giuliano_stivan_bomba_badile/notizie/1295433.shtml
ilgazzettino.it

lunedì 13 aprile 2015

Inciampa in una bomba inesplosa


SAN BIAGIO DI CALLALTA Stava passeggiando lungo i campi adiacenti la Postumia, dietro l'ex distributore Tamoil di San Biagio di Callata, quando vicino al piede ha trovato un ordigno bellico inesploso della prima guerra mondiale. Protagonista della vicenda Alvise Fioravanti, titolare dell'omonima azienda agricola che sorge proprio nei terreni a lato della statale. Era sabato pomeriggio, Fioravanti era con un agricoltore quando hanno rinvenuto la granata, intatta e carica, tra le zolle del terreno appena lavorato. Come era arrivata lì visto che il greto del Piave e il terreno dove altre volte erano stati rinvenuto ordini era assai distante? Difficile a dirsi: «forse trasportato da qualche mezzo agricolo» dice Fioravanti, «il che rende ancor più problematica la cosa visto quanti sono i mezzi che lavorano qui... e visto che questo ordigno come altri era ancora carico». Il timore di un incidente è alto. I carabinieri, immediatamente intervenuti sul posto, hanno messo in sicurezza la granata in attesa degli artificieri che interverranno probabilmente già oggi per recuperare la piccola bomba e trasportarla in un luogo sicuro per farla esplodere. Due giorni fa, a Falzè di Oderzo, sempre in un campo, era stato rinvenuto un altro ordigno risalente alla Grande Guerra. (f.d.w.) Fonte: http://ricerca.gelocal.it/tribunatreviso/archivio/tribunatreviso/2015/04/13/treviso-inciampa-in-una-bomba-inesplosa-12.html?ref=search

Bomba inesplosa in via Bicocchino fatta brillare dagli artificieri


di Stefano Salomoni

La sorpresa, e anche la paura, del proprietario del terreno intento a pulire un fossato di scolo in via Bicocchino, a Imola, è stata grande. Dal sottosuolo, da una profondità di circa un metro, è emersa una bomba, residuato bellico della seconda guerra mondiale. Le dimensioni erano ridotte, circa 9 centimetri di larghezza per 35 di lunghezza, ma l’ordigno presentava ancora la spoletta inserita e quindi poteva esplodere. La telefonata al 113 ha fatto intervenire gli agenti della polizia di Stato che hanno isolato la zona. Il nucleo artificieri ha poi provveduto a farla brillare, sempre nella stessa mattinata. La tipologia sarebbe di quelle bombe che durante il secondo conflitto mondiale gli aerei sganciavano in prossimità delle stazioni ferroviarie e lungo i binari per impedire gli spostamenti e le comunicazioni via treno. Fonte: http://www.nuovodiario.com/2015/04/13/bomba-inesplosa-in-via-bicocchino-fatta-brillare-dagli-artificieri/

nuovodiario.com


Torna sul lido la bomba d’aereo inesplosa


CASALBORDINO. La mareggiata di marzo l’aveva risucchiata e portata al largo. Ieri i marosi hanno restituito la bomba d’aereo inesplosa finita sulla battigia una prima volta a fine febbraio e poi sparita. L’area è transennata dall’Ufficio circondariale marittimo (Circomare) di Vasto. Motivi di sicurezza impongono l’interdizione di un lungo tratto di spiaggia a Casalbordino lido, a nord del litorale, a cento metri dalla statua della Madonnina. La bomba d’aereo inesplosa risale alla Seconda guerra mondiale. Dopo il suo rinvenimento, il comandante del Circomare, Giuliano D’Urso, ha allertato gli artificieri sperando che possano raggiungere il litorale casalese prima del ponte del 25 aprile. I cittadini e gli operatori sollecitano le autorità preposte a recuperare prima possibile il residuato bellico restituendo la spiaggia a residenti e turisti. La bomba d’aereo è l’ennesima riaffiorata nel Vastese. L’ordigno inesploso ha un diametro di circa 50 centimetri ed è lungo un metro. L’autorità marittima, avvertita del fatto ieri mattina, ha disposto immediatamente la recinzione dell’area in attesa delle operazioni di disinnesco. A nessuno è consentito avvicinarsi per motivi di sicurezza. Negli ultimi dieci anni sono una dozzina le bombe tornate in superficie e altrettante sono state ritrovate sui fondali marini del comprensorio vastese. L’ordigno, che pesa circa 250 libbre (128 chilogrammi circa) probabilmente sarà trasferito in una cava a Fossacesia, sotterrato ad almeno quattro metri di profondità e fatto brillare ricorrendo all’utilizzo di una carica di esplosivo. (p.c.) Fonte: http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2015/04/12/news/torna-sul-lido-la-bomba-d-aereo-inesplosa-1.11225876 
ilcentro.gelocal.it

1915, aprile: quei gas tossici a Ypres


di Emma Moriconi
È nell'aprile del 1915 che fanno il loro ingresso sulla scena bellica i gas asfissianti. Il 22 aprile, alle 17,30, i tedeschi  nei pressi di Ypres aprirono 5.730 bombole e avvelenarono la terra con 168 tonnellate di cloro. Il cloro, che veniva già impiegato sin dal 1910 per creare vernici e medicinali in Germania, è una sostanza molto più pesante dell'aria: scese così dentro le trincee e falcidiò i soldati: prima gli algerini della 45ma divisione coloniale e i fanti della 87ma divisione territoriale francese. Dieci minuti e cinquemila morti. La reazione può essere solo una: organizzarsi come si può, usando una specie di maschere antigas molto rudimentali costituite da garze imbevute di urina. Il gas Fosgene fu scoperto da John Davy, chimico inglese, nel 1812. Nel 1860 Guthrie, inglese anche lui, scoprì il gas Yprite: il sistema di messa a punto per la sua produzione industriale si deve invece ad un tedesco, Meyer. Secondo alcune fonti dunque furono i tedeschi i primi a mettere mano alle sostanze tossiche e ad impiegarle nel primo conflitto mondiale. Come frequentemente accade nelle vicende storiche, le fonti sono spesso in disaccordo e secondo altri a cominciare la guerra dei gas furono invece i francesi. E, secondo questa impostazione, accadde sul finire del 1914 quando i francesi esplosero alcune cariche di gas lacrimogeno contro le truppe tedesche in avanzata verso Parigi. Probabilmente la discrepanza tra le fonti dipende dal fatto che questo utilizzo da parte della Francia e risalente al 1914 fu casuale e non determinò ulteriori utilizzi né sperimentazione. In compenso utilizzo intenso ne fece la Germania che già nell'ottobre del '14 e poi nel gennaio del '15 ne fece uso in battaglia. La temperatura molto fredda impedì tuttavia ai gas di ottenere il successo completo. Successo che giunse appunto, invece, il 22 aprile 1915 durante la seconda battaglia di Ypres, quando le condizioni climatiche ne consentirono il pieno utilizzo e il fattore sorpresa giocò un ruolo determinante. Se infatti le truppe francesi furono prese alla sprovvista e vennero falcidiate, gli stessi tedeschi non si aspettavano di ottenere tanto e non approfittarono come avrebbero potuto del crollo delle linee nemiche, consentendo agli avversari di riorganizzarsi. L'opinione pubblica reagì comprensibilmente con molto animo nei confronti di questo impiego di un'arma tanto subdola, ma quando si è in guerra l'etica spesso lascia il posto all'opportunità e presto ne fece uso ogni schieramento. Del resto i gas tossici saranno pure una brutta arma d'attacco, ma i cannoni lo sono forse meno? I gas sono più subdoli, certo, ma le bombe non sono più poetiche e nobili. Il 24 settembre 1915 quattrocento lanciagas inglesi sono pronti a colpire i tedeschi a Logos. Queste armi, dicevamo, sono subdole, e lo sono per tutti. Le condizioni meteo di quell'alba del 24 settembre producono una stagnazione di parte del gas nelle vicinanze delle linee inglesi. Durante la battaglia di Riga, sul Fronte Orientale, nel 1917 i tedeschi arriveranno a produrre l'Yprite, detto anche gas mostarda, dagli effetti vescicanti potentissimi, che vedrà contaminati anche portantini di feriti, medici e personale sanitario chiamato a fronteggiarne gli effetti devastanti. Di questi gas faranno uso tutti, anche gli italiani, nel corso della prima guerra mondiale. Necessaria conseguenza dell'impiego di questa nuova e terrificante arma fu la necessità di dotarsi di maschere antigas, disagevoli, pesanti, soffocanti e comunque mai al'altezza fino in fondo di contrastare la terribile azione delle sostanze venefiche. Alla fine della guerra i Russi contarono oltre 419mila vittime dei gas tra i loro soldati. La triste classifica vede al secondo posto la Germania con circa 200mila caduti, subito sotto la Francia con 190mila morti a causa dei gas. Centomila le vittime dell'Austria-Ungheria, quasi 73mila quelle degli USA, 60 mila gli italiani uccisi da quest'arma micidiale. I gas utilizzati nel corso della Grande Guerra furono di vario tipo, lacrimogeni, starnutenti, irritanti dell'apparato respiratorio, ulceranti. Tutti terribili, tutti mortali. Fonte: http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/864393/1915--aprile--quei-gas.html

domenica 12 aprile 2015

Tagliano l'erba nel vigneto: spunta un ordigno bellico


FONTE - (gz) Trovano un ordigno bellico inesploso del secondo conflitto mondiale nel vigneto. È successo sabato pomeriggio a Fonte Alto. Del fatto sono stati subito informati i carabinieri della locale stazione che si sono recati sul posto e hanno messo in sicurezza sia la bomba che l'area del ritrovamento, in attesa dell'arrivo degli artificieri dell'esercito. La bomba è stata scoperta in un vigneto in via San Nicolò di proprietà della famiglia Zanotto. Fonte: http://www.ilgazzettino.it/index.php?p=articolo&sez=PAY&ssez=TREVISO_PAY&id=1292774

Bomba, Genova come Albisola: 70mila da evacuare intorno al porto


di
Marco Menduni
Roberto Sculli
Genova - Circa settantamila genovesi da evacuare. Porto, aeroporto, autostrada e ferrovie chiusi. Il blocco della rete dei cellulari e delle trasmissioni tv e radio in un’ampia porzione di città. È il quadro che si profila per l’operazione di bonifica e di rimozione dell’ordigno bellico trovato lo scorso 5 febbraio a Calata Bettolo, in porto. Un ordigno «importante», così come l’hanno definito all’Autorità portuale. Una bomba di più di un metro di lunghezza, sganciata da un aereo alleato durante la Seconda guerra mondiale. Per le dimensioni, il peso e il potenziale distruttivo è perfettamente sovrapponibile a quella disinnescata, trasferita e poi fatta esplodere, giovedì scorso ad Albisola : un’operazione lunga e molto delicata che per sei ore ha spezzato la Liguria in due.

Gli artificieri dell’esercito che l’hanno analizzata giudicano si debba intervenire con sollecitudine e hanno inviato la loro relazione al ministero della Difesa. Allo stesso destinatario è partita una richiesta inviata dalla prefettura di Genova, perché si possano utilizzare in, quest’occasione, modalità di intervento meno rigide rispetto a quelle standard. Più simili a quelle in vigore nel recente passato e adottate, ad esempio, per il brillamento di un altro ordigno, nell’estate 2012, trovato nella stessa area del porto.

Un’operazione piuttosto simile, in particolare con i nuovi dispositivi di sicurezza, era stata portata a termine, l’anno scorso, nel cuore di Vicenza. In quell’occasione, ribattezzata “bomba day”, erano state 27 mila le persone sgomberate in un raggio di 2,5 chilometri per rimuovere una bomba con 1.800 chili di esplosivo. Lo scorso febbraio è toccato a Carrara: 17 mila le persone evacuate nel Comune toscano. In entrambi i casi si è quindi trattato di numeri elevati, ma non paragonabili a quanto dovrebbe essere messo in pratica a Genova, in un contesto densamente urbanizzato. Ecco perché il prefetto Fiamma Spena, d’intesa con il suo vice Paolo D’Attilio, già regista di altre, impegnative operazioni di bonifica, ha chiesto che sia valutata l’applicazione di misure meno restrittive. Per non dover ordinare la desertificazione di una parte così ampia di città. Oltre al blocco, questo inevitabile nel centro ponente, di strade, aerei e traghetti.

La risposta da Roma non è ancora arrivata. E si comprende la cautela: ogni - seppure remota - conseguenza nefasta di un’operazione così delicata potrebbe gravare su chi avesse concesso l’eventuale deroga.


gli approfondimenti sul Secolo XIX o nell’edicola digitale
Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/04/13/ARqOtF7D-evacuare_intorno_albisola.shtml
ilsecoloxix.it