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lunedì 26 agosto 2013

Une bombe anglaise de 136 Kg retrouvée à Clécy


di  Gary Dagorn
C'est une découverte inattendue à Clécy : une bombe de 136 kilogrammes, très probablement larguée par un bombardier anglais en juin 1944, a été trouvée immergée dans le lit de l'Orne tout près de Clécy, au coeur de la Suisse-Normande. La bombe en question, d'une longueur de 92 cm et d'un diamètre de 32 cm, contient 65 kg d'explosif. Elle sera désamorcée le vendredi 23 août de 9h30 à 13 heures par le centre interdépartemental de déminage de Caen. La réglementation impose l'évacuation de la population dans un rayon de 270 mètres et concernera environ 23 riverains. La zone sera donc bouclée dès 8h30 par les gendarmes, qui bloqueront également une partie de la RD 562 reliant Caen et Condé-sur-Noireau ainsi qu'une partie de la RD168 et de la RD 133B. Un itinéraire de déviation sera mis en place. Tout riverain n'ayant pas de solution d'accueil pourra être accueilli à l'école publique de Saint-Rémy-sur-Orne à partir de 8 heures.
Fonte:
http://basse-normandie.france3.fr/2013/08/21/une-bombe-anglaise-de-136-kg-retrouvee-clecy-305019.html

Villa, presunto ordigno bellico nelle acque di Porticello


di Francesca Meduri
 VILLA SAN GIOVANNI – Un presunto ordigno bellico mette off-limits lo specchio di mare corrispondente alla foce del torrente di Santa Trada, a Porticello.  La pericolosa presenza non fa dormire sonni tranquilli, tanto che si è ritenuto necessario dover prevenire possibile danni a cose e salvaguardare la pubblica incolumità. Le autorità competenti hanno, appunto, proceduto a transennare e interdire l’accesso alla zona, una striscia di litorale molto frequentata a seguito dei lavori di restyling  delle coste a nord di Villa San Giovanni. Nelle more delle attività di messa in sicurezza del sito, bagnanti, sub, pescatori e passanti dovranno attenersi alle disposizioni contenute nell’ordinanza numero 103/2013 della Capitaneria di Porto-Autorità Marittima dello Stretto di Messina, intervenuta dietro segnalazione dei colleghi di Reggio di Calabria. Nei prossimi giorni, la rimozione del presunto residuato di guerra vedrà impegnati uomini del nucleo Sdai (Sminamento difesa antimezzi insidiosi). La data di tale operazione non è stata però ancora definita, anche alla luce del maltempo delle ultime ore. In attesa della bonifica dell’area, dunque, non resta che seguire alla lettera i tre articoli del provvedimento emesso due giorni fa dalla Capitaneria di Porto messinese. Per prima cosa, per un raggio di 100 metri dalla foce del torrente di Santa Trada «è vietata – si legge nell’ordinanza a firma dei comandanti Antonino Samiani e Domenico Latella – la balneazione, la pesca di qualunque tipologia, la navigazione, la sosta e l’ancoraggio di qualunque unità ed ogni altra attività che presupponga la permanenza ed il transito di persone o mezzi». E ancora: «E’ fatto obbligo alle navi e natanti in genere in transito nelle vicinanze della zona interdetta, di obbedire senza indugio alle intimazioni che potrebbero essere fatte dalle Unità delle Forze di Polizia in loco». E infine la Direzione marittima di Messina avvisa i trasgressori della presente ordinanza, «che saranno puniti, sempre che il fatto non costituisca più grave reato, ai sensi degli articoli 1174 e 1231 del Codice della Navigazione e saranno ritenuti responsabili dei danni derivanti a persone e/o cose in conseguenza della propria inadempienza».
Fonte:
 http://villaedintorni.wordpress.com/2013/08/22/villa-presunto-ordigno-bellico-nelle-acque-di-porticello/

Campo minato, scatta la rimozione


di Marco Scorzato
 Due bombe al giorno, undici giorni in tutto. È iniziata ieri e si concluderà, salvo intoppi, il 29 agosto la rimozione degli ordigni rinvenuti nell'area del futuro parco della pace. Il camion del Genio guastatori di Trento ha inziato ieri le manovre sull'asse ex Dal Molin-Orgiano, dove le bombe vengono fatte brillare in una cava sui Colli Berici. «Abbiamo deciso un calendario a tappe forzate - spiega Patrizia Russo, capo di gabinetto pro tempore in prefettura -. L'obiettivo è completare l'operazione nel più breve tempo possibile per consentire al più presto la ripresa della bonifica bellica».
IL CAMPO MINATO. Al momento le ricerche di ordigni nell'area verde dell'ex aeroporto cittadino sono sospese. A causare lo stop è stato il ritrovamento, nel corso del primo mese e mezzo di bonifica, di una ventina di ordigni. «Sono 22», precisano ora dalla prefettura, quelli trovati nella zona dei campi da rugby, la prima ad essere stata sottoposta alla bonifica dall'azienda Gap Service di Padova che ha vinto l'appalto comunale da circa 600 mila euro. Non si tratta di bombe piovute dal cielo durante i bombardamenti anglo-americani del dopo 8 settembre '43, bensì - a sorpresa - di ordigni di fabbricazione italiana, posizionate in modo sequenziato: molto probabilmente furono sotterrate da tedeschi o repubblichini, con l'intento di minare l'aeroporto per farlo saltare nel caso in cui fosse caduto in mani nemiche.
LE PRIME RIMOZIONI. Tra le 22 bombe rinvenute nel campo minato, almeno due pesano 250 chili. Ieri mattina alle 9 gli artificieri del II raggruppamento Genio guastatori di Trento hanno iniziato la rimozione degli ordigni più pesanti e trasportato i primi alla cava dell'Italcementi di Orgiano. Da oggi proseguiranno al ritmo di due bombe al giorno, il massimo possibile per ragioni tecnico-operative. L'intervento è coordinato dalla prefettura. Gli ordigni, spiegano da contrà Gazzolle, vengono caricati, due alla volta, su un mezzo militare che viaggia dall'ex Dal Molin fino alla cava cui Colli.
I particolari nel Giornale in edicola
Fonte:
 http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/551422_campo_minato_scatta_la_rimozione/

L'AQUILA: BOMBE INESPLOSE RITROVATE IN UNA STRADA, LASCIATE LI' DOPO IL SISMA



L’AQUILA - Tre bombe inesplose risalenti alla Seconda guerra mondiale ma già dissotterrate in passato e abbandonate sono state scoperte nei giorni scorsi all’Aquila, in una strada interpoderale all’altezza di via Bazzanese. Ad accorgersene per puro caso è stata una signora che nel bel mezzo di una passeggiata serale di mezza estate con il suo cane ha notato gli ordigni, chiamando subito il 113 per scongiurare qualsiasi pericolo. L’area è stata transennata e chiusa al traffico e la zona passata al setaccio per verificare se ci fossero altri esplosivi, senza riscontri.
Secondo le prime ipotesi investigative, le bombe non si trovano lì dai tempi del secondo conflitto mondiale ma sono state abbandonate dopo il sisma del 6 aprile 2009, quindi negli ultimi quattro anni e mezzo, magari da qualche appassionato di armi che le aveva scoperte e tenute per sé senza denunciare il ritrovamento.
Fonte:
 http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-bombe-inesplose--ritrovate-in-una-strada--lasciate-li-dopo-il-sisma/526509-327/
                                                                Foto: .abruzzoweb

Ordigno bellico trovato in un campo


a. na.
vercelli
Pericoloso ritrovamento ieri mattina in un campo alle porte di Vercelli: un ordigno bellico è stato visto e segnalato alle forze dell’ordine da alcuni passanti in un giardino vicino al fiume Sesia, sulla sponda novarese del ponte che porta verso Borgo Vercelli. La bomba, forse per uno smottamento del terreno, è affiorata, saltando subito all’occhio dei passanti. La polizia di Vercelli ha immediatamente messo in sicurezza la zona, attivando un servizio di controllo 24 ore su 24 attorno all’ordigno bellico che non deve essere né toccato né rimosso in alcun modo.
La segnalazione è subito partita agli artificieri di Torino che però, tra periodo estivo e carenza di personale, non possono intervenire prima della settimana prossima. La polizia vercellese spera nell’arrivo dei tecnici già tra domani e martedì ma i tempi potrebbero allungarsi. Per questo è stata attivata una vera e propria task force con polizia, carabinieri e guardia di finanza a presidiare la bomba senza sosta, anche nelle ore notturne, da ieri fino all’arrivo degli artificieri, da fuori provincia che dovranno, dopo il primo sopralluogo, decidere se rimuovere il pericoloso ordigno o se farlo brillare, isolando la zona. Fonte:
http://www.lastampa.it/2013/08/25/edizioni/vercelli/ordigno-bellico-trovato-in-un-campo-eizuV11A1o99FW1af3xSXP/pagina.html

Ordigni bellici in mare Intervento del Nucleo Sdai


RIPOSTO (CT). Ci sono volute oltre due ore agli artificieri del Nucleo Sdai (Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi) della Marina militare per recuperare e brillare i due ordigni bellici, risalenti al secondo conflitto mondiale, avvistati lo scorso 14 agosto nelle acque della frazione ripostese di Torre Archirafi. Era stato un sub a comunicare alla locale Capitaneria di Porto le esatte coordinate dei due proiettili di mortaio adagiati sul fondo marino, ad una profondità di circa dieci metri. Per oltre una settimana lo specchio acqueo compreso tra il molo e la chiesa di Torre Archirafi, per un raggio di 150 metri, è stato interdetto con apposita ordinanza emessa dal comandante della Guardia Costiera di Riposto, il tenente di vascello Mario Pennisi, per garantire la sicurezza della navigazione e la salvaguardia della vita umana in mare. Su disposizione della Prefettura di Catania è intervenuto da Augusta per la bonifica dell’area il personale militare specializzato. Con loro anche gli uomini della Guardia Costiera di Riposto che, a bordo della motovedetta CP 888 e del battello veloce GC 335, hanno garantito il supporto logistico, tenendo anche lontani i curiosi dal luogo delle operazioni. Una volta recuperati, i residuati bellici sono stati trasportati in mare aperto, in corrispondenza dei profondi fondali sabbiosi, dove sono stati fatti esplodere con delle micro cariche. Nel corso della perlustrazione dei fondali, sarebbero stati avvistati altri ordigni. Non si esclude quindi un nuovo intervento nei prossimi giorni.
Fonte:
 http://catania.livesicilia.it/2013/08/25/ordigni-bellici-in-mare-intervento-del-nucleo-sdai_256207/

domenica 25 agosto 2013

IL BUON SENSO, QUESTO SCONOSCIUTO



"la storia insegna, ma non ha scolari", ripeteva Antonio Gramsci. Certo erano altri punti di vista più “profondi”, tuttavia dovremmo in primis, stupirci, infine convenire che tale aforisma, nato nel secolo scorso, ancora oggi sia servibile con ogni pietanza, in qualsiasi salsa. “la storia insegna ma non ha scolari” o, se li possiede sono tutte “capre”, mandrie di ovini, stratigraficamente ben  sparse, tra ogni meandro  del moderno mondo politico made in Italy. Ma anche nel sociale, questi greggi non sarebbero poi tanto rari. Infatti è sufficiente aprire un qualsiasi giornale e leggere ciò che accade nel bel paese, ma non solo nel bel paese. A parte i caproni con passaporto estero, oggi vorrei raccontare un evento tragicomico, creato da una Capretta del basso Lazio: una pecorella, piuttosto smarrita, rinviene un residuato bellico risalente alla seconda guerra mondiale, ma anziché segnalare la pericolosa bomba alle Forze dell’Ordine, la raccoglie e genialmente decide di posarla su un parafrane adiacente la superstrada Sora - Cassino. Un terrorista…? Un fedajn…? Un tupamaros…? Nulla di tutto ciò, probabilmente è il gesto di un caprone appartenente ad una razza somara. In ogni caso, questo strano protagonista incurante d’esporre a grande rischio una marea d’automobilisti in ansia di giungere a destinazione, posa l’oggetto al Tritolo e ritorna nell’anonimo recinto d’appartenenza. Non sapremo mai la data di tale gesto, in ogni caso e come tutti gli anni, nel corso delle stagioni estive, ad ogni latitudine del Bel Paese, divampano incendi, Sicilia, Friuli, Gargano, Sardegna. Ettari ed ettari di bosco e sottobosco divorati dalle “insensibili” fiamme desiderose di mutare il futuro dell’aerea boschiva. Ovviamente ogni incendio provoca numerose esplosioni.  Botti e controbotti  si odono da settanta, novant’anni. Non sono tappi di spumante che volano via, ma bombe o granate delle guerre mondiali che detonano a causa dell’elevato fattore termico. Queste esplosioni a Cassino e dintorni le odono tutti, ognuno è al corrente dell’atroce problema, ma prevenire, (bonificare) costa, perciò l’amministratore di turno, chiama in causa la crisi di questi anni,  dimenticando di non aver voluto bonificare neanche nei tempi più ricchi (…).  E’ dal 1945 che a Cassino le fiamme boschive risultano sinonimo d’esplosione. Eppure nulla, nessun amministratore sa cosa fare, molti non sanno neppure cosa sia la bonifica, altri ancora affermano che a Cassino la guerra non c’è mai stata, tanto meno le fantomatiche battaglie nel fiume Rapido. I restanti vivono la convinzione che i questi residuati bellici siano posizionati a bella posta tra le fiamme per rendere più adrenalinico l’immancabile intervento dei Vigili del fuoco. Infatti dopo che la terroristica, asinesca, capra posiziona la bomba nei pressi della superstrada, un incendio dilaga tra Frosinone, Pontecorvo, Sora Pofi, i “botti d’estate” non mancano, ma i Vigili del Fuoco dopo aver spento delle sterpaglie a Belmonte Castello trovano un residuato bellico a vista, è rovente, può esplodere in qualsiasi momento. Forse al team di Vigili torna in mente l’intervento del 2008, quando tre loro colleghi del Comando di Latina restano feriti dalle schegge di una bomba esplosa nell’incendio domato. La storia insegna ma non ha scolari o, questi scolari sono asini ripetenti. Infatti viaggiando a ritroso nel tempo, il 14 agosto del 2012 proprio a ridosso della ferrovia Roma Cassino e precisamente in località Casamarciano esplode altro residuato bellico a pochi metri del fiume Sacco. Qualcuno spreca risorse a tal fine…? Nulla di nulla, la fattoria degli animali avrebbe ben altre priorità che la sicurezza dei suoi cittadini.  Tutte capre senz’anima, al seguito dei soliti invisibili pastoroni….? Certamente no.  La storia insegna ma non ha scolari neanche a proposito dell’incendio sviluppatosi a causa dei fuochi d’artificio sparati dalla cima del monte il 21 marzo 2010, in onore del Santo Benedetto. Uno spettacolo pirotecnico che incendia bosco e sottobosco, contemporaneamente i botti aumentano a dismisura. alcuni residuati bellici inesplosi, aiutati dall’ignoranza umana lanciano un terribile boato. Sembra incredibile, nessuno avrebbe suggerito al Parroco il pericolo a cui espone presenti ed ambiente…? Anche in quella circostanza si odono esplosioni. E che dire dei personaggi anonimi che pur di non segnalare residuati bellici “casualmente” rinvenuti li abbandonano (…) sui cigli (settembre 2011, luglio 2012 Pontecorvo/Cassino) delle strade periferiche di Cassino, nelle zone industriali o in località come Villa Santa Lucia...?  sembra incredibile, nessuna amministrazione nel corso di questo tempo prende giuste decisioni orientate a risolvere l’esplosiva vicenda, rendendo obbligatoria la bonifica preventiva. Eliminando in questo modo, l’idea di far sparire, dai cantieri le bombe. Infatti spostare una bomba per non subire rallentamenti ai propri lavori, significa inserire nel pericolo prodotto dall’indecente azione numerosi ignari cittadini. Al contrario la bonifica preventiva renderebbe i rinvenimenti legali, ufficiali e vista la professionalità dei team BCM, privi di qualsiasi incognita. Ma non pensiate che il problema sia solo del basso Lazio. Stesso scenario a Brindisi: i Vigili del Fuoco spengono un incendio e tra la terra ancora fumante riconoscono un residuato bellico. Ancora peggio l’incendio dell’anno scorso a Reggio Calabria: le fiamme raggiungono la vegetazione del torrente San Gregorio un ordigno interrato esplode, l’onda d’urto devasta parte di un Capannone commerciale del luogo. Potremmo continuare, ma non serve a nulla, i nostri amministratori dai colletti bianchi, rossi, rosa, azzurri, forse sono ancora in ferie o attratti da altri problemi. In tutti i casi in Italia non serve prevenire, oggi è più conveniente curare feriti o contare i danni da risarcire con fondi pubblici. Questa gente non comprende o finge di non comprendere che in Italia, ordinare un lavoro di bonifica preventiva significa prevedere sicurezza da rivolgere ai propri concittadini. Richiedere un progetto di bonifica sistematica, oltre a tutelare lavoratori e residenti, significa avvantaggiare in termini di protezione ambientale il proprio comune d’appartenenza. Significa investire per sviluppare aree di grande interesse storico oggi inaccessibili a causa dei residuati. In più la bonifica sistematica costa sempre meno d’eventuali emergenze causate da rinvenimenti occasionali di ordigni bellici. Infatti quando si rinviene una piccola bomba a mano tra I Monti Aurunci o nel greto del Fiume Rapido, è pensabile che l’area in questione sia colma di altri pezzi esplosivi. Allora il buon senso richiederebbe la bonifica bellica preventiva, visto che sono aree frequentate da manutentori, operai, scolaresche, turisti, boy scout, eccetera, eccetera. In altre città italiane è obbligatorio procedere alla bonifica preventiva prima di iniziare qualsiasi lavoro, sembra quasi strano che il Comune di Montecassino non possieda questo lungimirante buon senso. Immaginate se una persona ferita o in altro modo lesa, da un residuato bellico inesploso, dovesse scoprire di possedere il diritto di chiedere risarcimento economico al proprietario del terreno, (Comune, Provincia, etc)  il quale è in dovere di garantire sempre e comunque sicurezza per i cittadini. Oltretutto è altrettanto strano che esista una legge nazionale che renda di fatto obbligatoria la bonifica bellica senza che lo Stato stesso non includa piccolissimi fondi per bonificare aree tanto frequentate come quella di Montecassino. Ma il buon senso in Italia, è da sempre considerato uno straniero privo di passaporto da respingere a tutti i costi oltre i confini nazionali. 

Ancora una volta ripeto: proprio perché da tanti anni nel settore conosco l’argomento bonifica bellica

Giovanni Lafirenze

Ps: se qualcuno volesse replicare su questo specifico argomento o chiedere altro scrivere a info@biografiadiunabomba.it